La categoria “no and low”, ovvero quella delle bevande senza o con poco alcol, va sempre di più nel Regno Unito tanto che la Wine and Spirit Trade Association ha deciso di pubblicare per la prima volta una guida dedicata esclusivamente a questo tipo di prodotti. Un trend nuovo che non accenna a calare e che sta creando anche un po’ di confusione nel grande pubblico per quanto riguarda la commercializzazione, l’etichettatura e la produzione di queste bevande tanto che l’associazione si è proposta di pubblicare tre documenti esplicativi e che funzioneranno come una vera e propria guida per districarsi in questo nuovo mondo.
La WSTA ha anche annunciato che si aspetta che il Dipartimento della salute e dell’assistenza sociale svolga ulteriori consultazioni per modificare la guida sui descrittori di alcol basso che è stata pubblicata nel 2018, al fine di aumentare la sostituzione dei prodotti alcolici standard con quelli a basso contenuto di alcol per coloro che bevono al di sopra dei livelli di rischio basso e facilitare uno spostamento nel mercato dalla vendita e promozione di prodotti alcolici verso queste alternative. “Poiché il settore low and no continua a innovare e crescere, la WSTA è lieta di offrire – per la prima volta nel Regno Unito – una serie completa di guide per aiutare i membri a navigare nel mondo spesso confuso della descrizione, etichettatura e commercializzazione di no e low bevande alcoliche”, ha affermato Miles Beale, amministratore delegato della Wine and Spirit Trade Association. “Questi documenti dettagliati offrono chiarezza e una guida completa per aiutare i produttori a evitare insidie”. Le prime due guide saranno la WSTA Marketing Guide for Alcohol Alternatives e la WSTA Guidance on Labelling of Low and No ‘Spirit’ Alternatives, con una terza, WSTA Guidance on Labelling of Low and No ‘Wine’ Alternatives, che sarà pubblicata a breve.
“La chiarezza e la coerenza di una normativa di questo tipo è molto più efficace rispetto alle riforme delle accise punitive e confuse per raggiungere l’obiettivo dichiarato del governo di far crescere il settore delle bevande a basso contenuto di alcol” ha affermato Beale, aggiungendo poi “Anche se si sta affermando l’ovvio, è assolutamente vitale che i consumatori capiscano cosa stanno acquistando. Se il governo vuole vedere un cambiamento nel comportamento dei consumatori deve lavorare a stretto contatto con i produttori e i rivenditori, ovvero gli attori con maggior esperienza. A tal proposito stiamo incoraggiando DHSC (il Dipartimento di Sanità e Assistenza Sociale, ndr) a portare avanti la consultazione e ad apportare i cambiamenti desiderati da produttori, rivenditori e consumatori, in modo che si possa continuare a sostenere la crescita dei prodotti no and low”.
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La più autorevole guida del settore dell’enologia italiana giunge quest’anno alla sua 37sima edizione. Vini d’Italia è il risultato del lavoro di uno straordinario gruppo di degustatori, oltre sessanta, che hanno percorso il Paese in lungo e in largo per selezionare solo i migliori: oltre 25.000 vini recensiti prodotti da 2647 cantine. Indirizzi e contatti, ma anche dimensioni aziendali (ettari vitati e bottiglie prodotte), tipo di viticoltura (convenzionale, biologica, e biodinamica o naturale), informazioni per visitare e acquistare direttamente in azienda, sono solo alcune delle indicazioni che s’intrecciano con le storie dei territori, dei vini, degli stili e dei vignaioli. Ogni etichetta è corredata dall’indicazione del prezzo medio in enoteca, delle fasce di prezzo, e da un giudizio qualitativo che si basa sull’ormai famoso sistema iconografico del Gambero Rosso: da uno fino agli ambiti Tre Bicchieri, simbolo di eccellenza della produzione enologica. che quest’anno sono 498.
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