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L'ultimo vino bevuto da Napoleone. La storia inedita dell'esilio nella remota isola di Sant'Elena

Il produttore di vino e scrittore Gelasio d'Aragona si avventura in un viaggio alla scoperta del Vin de Costance, l'ultimo vino sorseggiato da Napoleone. La sua ricerca promette di svelare aspetti inediti della vita dell'Imperatore attraverso il mondo enoico

  • 21 Agosto, 2024

Sono tre le isole di Napoleone Bonaparte: la Corsica, terra natale, l’Elba, l’isola del primo esilio – che con la sua fuga diede inizio al periodo dei cento giorni e alla marcia verso Parigi – e l’ultima, l’isola di Sant’Elena, terra del suo ultimo esilio. Tanto è stato raccontato su questo personaggio: si dice fosse uno stratega brillante ma mediocre giocatore di scacchi, amante del canto – ma non proprio un usignolo – e del ballo, e infine, che avesse anche un debole per il vino, nonostante non fosse un gran bevitore. Durante il suo ultimo esilio, privato dei rossi francesi che tanto amava, trovò conforto in un vino dolce sudafricano, il Vin de Constance, l’ultimo sorseggiato dall’Imperatore. Questo è diventato l’oggetto di una lunga ricerca da parte di Gelasio Gaetani d’Aragona Lovatelli, personaggio eclettico del mondo del vino e scrittore. Nel suo viaggio nell’isola lontanissima di Sant’Elena – un puntino minuscolo nell’oceano Atlantico meridionale – d’Aragona non solo ha ripercorso gli ultimi giorni di Bonaparte attraverso il Vin de Constance, ma ha anche esplorato l’intreccio tra la vita dell’Imperatore e il mondo del vino, rivelando nuove prospettive su una figura storica tanto complessa.

Foto di Wikipedia

L’ultimo vino di Napoleone

Lovatelli, dopo quasi un mese trascorso a Sant’Elena per ultimare il suo diario di viaggio – uscirà nel 2025 – descrive l’isola come un luogo in cui la produzione di vino era impensabile, per questo Napoleone, pur non essendo un grande amante del vino per via della sua formazione militare, lo fece spedire dal Sudafrica. Durante il suo ultimo esilio, gli inglesi avevano bloccato l’importazione dei pregiati vini francesi, costringendo l’Imperatore a trovare una valida alternativa. L’unico vino che poteva essere servito era il sudafricano il Vin de Constance, da uve moscato, che non aveva di certo il gusto dei grandi Pinot Noir o Sauvignon Blanc, ma riusciva a soddisfare le sue esigenze di convivialità e decoro.

Il vino da meditazione

L’Imperatore, sebbene non fosse un grande esperto, amava il vino con una passione che rifletteva la sua ricerca di grandezza e raffinatezza, anche nei momenti più tristi della sua vita: nell’isola cadde in un profondo decadimento fisico e psicologico che lo portò alla morte. A Sant’Elena, Napoleone esigeva che le sue cene fossero allestite con fasto e cerimonia, con donne in abiti eleganti e uomini in divisa, un eco lontano della sua epoca d’oro: «Era consapevole che il vino fosse uno dei monumenti della Francia», sottolinea d’Aragona, evidenziando come l’Imperatore rispettasse profondamente questa tradizione, pur non essendo un grande bevitore. «Sorseggiava», non beveva con ingordigia, e usava il suo ultimo vino «come momento di meditazione».

La scoperta del Vin de Constance

«Da sempre sono affascinato da Sant’Elena», racconta d’Aragona Lovatelli, «fin dai tempi della scuola, mi interessava perché è una delle isole più remote che esistano». Quando si è presentata l’opportunità di visitare l’isola con l’inaugurazione di un aeroporto (prima era raggiungibile solo via mare, con lunghe ore di viaggio), non ha esitato a organizzare il trasferimento. Il percorso per raggiungere Sant’Elena è di per sé un’avventura: partendo da Johannesburg, con una sosta in Namibia, si arriva sull’isola dopo tre ore e mezza di volo turbolento sull’oceano, e gli aerei vanno e vengono solo una volta alla settimana.

Durante il viaggio di ritorno dall’isola, d’Aragona ha avuto modo di visitare Klein Constancia in Sudafrica, cantina attiva dal 1685, produttrice ancora oggi del Vin de Constance, e di entrare in contatto con il mondo del vino sudafricano, scoprendo le radici di quel moscato di Frontignan che tanto piacque a Napoleone. In punto di morte, la leggenda racconta che questo vino dolce, dalle note di pesca bianca e rosa canina, fu richiesto dall’Imperatore, rifiutando qualsiasi cibo e acqua.

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