Lollobrigida accelera sui vini dealcolati e fa un passo indietro rispetto alle ultime dichiarazioni (fino all’ultimo mi batterò per nn chiamarli vini). Dopo mesi di stallo – compreso il giallo del doppio decreto conteso tra Masaf e Mef – il ministro dell’Agricoltura ha finalmente convocato la filiera a via XX Settembre per presentare lo schema del decreto che dovrebbe dare il via libera alla produzione di vino no e low alcol anche in Italia.
la filiera vino riunita al Masaf dal ministro Francesco Lollobrigida
Il testo riprende in larga parte le linee tracciate dalla normativa europea, a partire dalla definizione e classificazione dei vini dealcolizzati (titolo alcolometrico non superiore a 0,5%) e parzialmente dealcolizzati (titolo alcolometrico superiore a 0,5% ma inferiore al minimo della categoria originale). E specifica che la delacolizzazione non sarà consentita ai prodotti Dop e Igp. Per quanto riguarda le modalità di dealcolizzazione si fa riferimento ai processi stabiliti dall’Ue, ovvero parziale evaporazione sottovuoto, tecniche a membrana e distillazione. Sarà vietato di aumentare il tenore zuccherino del mosto e aggiungere acqua o aromi esogeni al prodotto, mentre sarà consentito il recupero e riutilizzo dell’acqua e degli aromi endogeni dalla soluzione idroalcolica derivante dal processo, a condizione che avvenga in un circuito chiuso e automatico.
«Il provvedimento – dice il Masaf con una nota ufficiale – nasce a seguito del regolamento (Ue) 2021/2117 che ha introdotto la possibilità di effettuare la pratica enologica della dealcolizzazione per ridurre, parzialmente o totalmente, il tenore alcolico nei vini. Attraverso un prezioso lavoro di mediazione tra le diverse istanze del mondo associativo, il Ministero ha lavorato per formulare un decreto che mira a fornire un quadro normativo chiaro e conforme alle disposizioni europee». Lollobrigida ci tiene, però, a precisare che il decreto mira a rispondere alle nuove esigenze mantenendo al contempo l’eccellenza e la tradizione del settore vitivinicolo italiano. Ed elenca tre elementi principali del provvedimento: il divieto di dealcolazione per i vini Dop e Igp; la produzione in strutture dedicate, fisicamente separate da quelle utilizzate per la produzione vitivinicola, con registri digitalizzati e licenze autorizzative; l’obbligo di etichettare prodotto attraverso la dicitura dealcolizzato o parzialmente dealcolizzato.
Infine, ribadisce che in questo modo «le aziende italiane potranno competere con gli altri produttori europei già presenti sul mercato del dealcolizzato, senza diminuire le azioni di tutela nei confronti del comparto vitivinicolo di qualità né nella promozione del suo valore culturale e di rappresentanza del Made in Italy».
Unione italiana vini, da sempre in prima linea nella spinta ai dealcolati, parla di un «buon decreto» e auspica che l’approvazione avvenga entro Natale e parla di un «importante cambio di marcia», convinta che «l’introduzione di queste nuove categorie di prodotti da una parte possa rappresentare per il settore un allineamento con i competitor europei a tre anni di distanza dalla pubblicazione del regolamento comunitario, dall’altra offrire nuove opportunità per il settore vitivinicolo italiano, aprendo a nuovi mercati e target di consumatori». In questo modo, si potrebbe trovare un compromesso sulle accise: via libera dove l’alcol venga utilizzato per latri scopi, niente niente tariffe aggiuntive lì dove l’alcol venga eliminato. Ci sono, poi, altri aspetti migliorabili, secondo l’associazione guidata da Lamberto Frescobaldi, che si legano, in particolare, alla possibilità di consentire che le operazioni di dealcolizzazione possano avvenire nello stesso stabilimento dove avvengono le operazioni di vinificazione/imbottigliamento.
Anche secondo Cia, «il decreto sui dealcolati va nella giusta direzione, ma – ribadisce l’associazione guidata da Cristiano Fini – sono necessari accorgimenti sostanziali. Bisogna prima di tutto finanziare il decreto e permettere alle imprese vitivinicole, così come già avviene per l’imbottigliamento del vino, di affidarsi al contoterzismo nazionale anche per arrivare al dealcolato o parzialmente dealcolato tra lo 0,5% e il 9%. Inoltre, stando alle potenzialità delle tecnologie attuali, non si può destinare il sottoprodotto risultato della dealcolazione al solo bioetanolo, ne va ampliata la possibilità d’uso a livello industriale». Infine, Cia suggerisce di usare di sostituire l’espressione dealcolizzati con dealcolati.
«Il decreto, frutto di una proficua riflessione convergente tra le diverse componenti della filiera e il Ministero – è il parere di Piero Mastroberardino, vice presidente di Federvini – da un lato punta a ristabilire condizioni di parità competitiva con gli altri Paesi produttori, per altro verso ha lo scopo di integrare, non sostituire, le tipologie di prodotto che rappresentano gli output della filiera nazionale, che deve proseguire l’opera di consolidamento del proprio ruolo guida nella crescita di valore e nel contempo sostenere il potenziale produttivo e il rapporto con i mercati».
<<<< Questo articolo è stato pubblicato su Trebicchieri, il settimanale economico di Gambero Rosso.
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