Le notizie che giungono dall’Abruzzo ci raccontano di una regione proiettata verso il futuro. Il “Modello Abruzzo” sta cercando di ridisegnare la produzione regionale con l’intento di alzare l’asticella della qualità, tentando di mettere le distanze tra un numero sempre più alto di produttori che puntano su vini identitari e territoriali e gli imbottigliatori, che, invece, hanno come solo obiettivo la quantità (spesso a prezzi troppo bassi).
Vigneti Abruzzo_Ph Straccini
Così, la menzione in etichetta delle sottozone Terre di Chieti, Terre de L’Aquila, Colline Pescaresi e Colline Teramane, previste per le tipologie Superiore e Riserva della denominazione regionale, diventerà un segno di riconoscimento tangibile di vini imbottigliati obbligatoriamente all’interno del territorio di produzione e che, soprattutto, aspirano a raggiungere una riconoscibilità del legame vitigno-territorio. Ci sembra sia la strada giusta per differenziare la produzione di una regione che vanta un vigneto di oltre 33mila ettari che vanno dalle pendici più fresche dell’Appennino, all’ombra di Gran Sasso e Majella, per digradare verso il Mare Adriatico con vigne che lambiscono la costa. Aspettiamo di vederne gli sviluppi nel calice nei prossimi anni.
Ma ci sono anche alcune note dolenti. La 2023, come ampiamente risaputo, è stata un’annata falcidiata dalla peronospora, tanto che in alcune zone della regione si è arrivati a perdere anche l’80% del raccolto. Secondo noi anche la qualità ne ha un po’ risentito: ce ne siamo accorti durante le degustazioni per la guida Vini d’Italia 2025 del Gambero Rosso assaggiando i vini bianchi (la maggior parte dei rossi del 2023 arriverà sui nostri banchi d’assaggio nei prossimi anni) che non hanno lo smalto e l’incisività cui siamo abituati.
Per quanto riguarda il Montepulciano invece, nonostante il cambio di passo di alcuni attori, ci sembra che la maggior parte dei produttori sia ancora fossilizzata nel seguire vecchie ricette fatte di estrazioni esagerate, concentrazione e utilizzo massiccio del legno. In un periodo storico in cui i consumi arrancano e si cerca leggerezza e bassa gradazione alcolica, forse sarebbe necessario qualche correttivo.
Detto questo, i picchi sono notevoli, come dimostrano i vini premiati con i Tre Bicchieri 2025.
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La più autorevole guida del settore dell’enologia italiana giunge quest’anno alla sua 37sima edizione. Vini d’Italia è il risultato del lavoro di uno straordinario gruppo di degustatori, oltre sessanta, che hanno percorso il Paese in lungo e in largo per selezionare solo i migliori: oltre 25.000 vini recensiti prodotti da 2647 cantine. Indirizzi e contatti, ma anche dimensioni aziendali (ettari vitati e bottiglie prodotte), tipo di viticoltura (convenzionale, biologica, e biodinamica o naturale), informazioni per visitare e acquistare direttamente in azienda, sono solo alcune delle indicazioni che s’intrecciano con le storie dei territori, dei vini, degli stili e dei vignaioli. Ogni etichetta è corredata dall’indicazione del prezzo medio in enoteca, delle fasce di prezzo, e da un giudizio qualitativo che si basa sull’ormai famoso sistema iconografico del Gambero Rosso: da uno fino agli ambiti Tre Bicchieri, simbolo di eccellenza della produzione enologica. che quest’anno sono 498.
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