I droni si alzano in volo, sorvolano i vigneti a un’altezza di 30 metri, e poi, improvvisamente, rilasciano centinaia di vespe predatrici. È quanto svela la CNN, una nuova arma segreta della Vergelegen Wine Estate, una tenuta vinicola sudafricana che utilizza questa strategia per combattere uno dei parassiti più insidiosi delle viti: le cocciniglie. L’utilizzo degli animali nei vigneti non è una novità, ma un ritorno a pratiche antiche rivisitate in chiave moderna. Pecore, capre, galline, oche, e persino asini, sono stati reintrodotti anche in molti vigneti italiani per sostituire i mezzi agricoli e i diserbanti chimici. Questi animali pascolano tra i filari, eliminando le erbacce, fertilizzando naturalmente il terreno e contribuendo al mantenimento della biodiversità.
Nella lotta contro le cocciniglie farinose della vite – una specie fitomiza polifaga che si nutre della linfa della pianta – la Vergelegen Wine Estate ha deciso di collaborare con SkyBugs e Aerobotics, due aziende specializzate rispettivamente nella fornitura di insetti benefici e nella tecnologia agritech. Le cocciniglie sono tra i parassiti più temuti dai produttori poiché sono vettori di virus fatali per la pianta e danneggiano le viti impedendo una corretta maturazione dell’uva, con conseguenti ritardi nella produzione vinicola.
La tenuta rilascia vespe predatrici nei propri vigneti attraverso l’impiego di droni, che volano a un’altezza di circa 30 metri, rilasciando pupe di vespa che, una volta adulte, attaccano le cocciniglie. La strategia della Vergelegen mira a ridurre l’uso di pesticidi, offrendo una soluzione più rapida ed economica per la protezione delle colture. Matt Davis, capo delle operazioni di mappatura di Aerobotics, ha spiegato alla CNN che circa 500 vespe vengono rilasciate per ogni operazione, con l’obiettivo di contrastare efficacemente il proliferare delle cocciniglie.
Oltre all’uso delle vespe, un altro esempio di gestione sostenibile dei vigneti coinvolge le api, utilizzate soprattutto nelle vigne del nord Italia. Questi insetti, fondamentali per l’impollinazione, soprattutto nel periodo autunnale del sovescio, sono ormai riconosciuti come un valore aggiunto nei vigneti, dove contribuiscono alla biodiversità senza arrecare danni alle viti. Non sono attratte dall’uva e, grazie alla loro attività, possono incrementarne la produzione fino al 10 per cento. Per ottenere questi risultati è essenziale che i viticoltori riducano al minimo l’uso di insetticidi, garantendo così un ambiente salubre per gli insetti impollinatori.
Non solo insetti: in altre regioni, come in Toscana e Umbria, i viticoltori hanno adottato soluzioni diverse per la protezione dei loro vigneti. Un esempio significativo è quello dell’azienda vinicola Tenute del Cerro, che ha sfruttato la presenza dei lupi per tenere sotto controllo la popolazione di cinghiali e caprioli, animali noti per i danni che possono arrecare alle coltivazioni (ne avevamo parlato qui). Nei pressi di Terracina, nel Lazio, cantina Sant’Andrea, invece, utilizza le oche come guardiane, per avvisare l’ingresso di persone o animali all’interno delle vigne e contribuendo alla pulizia e alla concimazione del terreno. O altri esempi con pecore e asinelli nelle colline del Prosecco, dove questi animali pascolano liberamente in diverse tenute per brucare le erbacce che si depositano tra i filari, mangiando meticolosamente solo l’erba incolta e non toccando la corteccia o le radici della vite. Queste pratiche non solo proteggono i vigneti da parassiti e animali nocivi, ma contribuiscono anche a ridurre l’impatto ambientale dell’agricoltura preservando la biodiversità e la salute del suolo.
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