Notizie / Vino / “Le donne devono faticare il doppio nel mondo del vino. Lavoro, ma senza battaglie”. Storia di una giovane enologa del Chianti Classico

In cantina

"Le donne devono faticare il doppio nel mondo del vino. Lavoro, ma senza battaglie". Storia di una giovane enologa del Chianti Classico

Vecchie Terre di Montefili nasce per volere di tre amici statunitensi innamorati della Toscana. Alla guida c'è Serena Gusmeri che impronta tutta la produzione sulla conoscenza del vigneto e la vinificazione della singola particella

  • 16 Marzo, 2024

Terre di Montefili è nata sotto il segno di una sequela di incontri e di obiettivi comuni. Nicola Marzovilla, Frank Bynum e Tom Peck Jr., sono tre amici statunitensi, che nel 2015 hanno acquistato una storica proprietà nel Chianti Classico, lasciandola in mano alla lungimiranza e l’abilità di Serena Gusmeri, agronoma ed enologa. «All’inizio ho sentito un bel po’ di responsabilità: un’azienda storica molto bella comprata da tre americani e messa in mano a me. Non proprio una partenza facilissima». Eppure, la sua è una storia di successo tutta al femminile nel mondo del vino. «Conoscere l’ambiente, le vigne, il territorio e le unicità del sangiovese. Questa è stata la mia visione e ciò che ho chiesto di fare alla proprietà. Il materiale per creare ottimi vini c’era, ma andava trovata una chiave di lettura».

New York, Campania e Toscana

«Il mio percorso lavorativo è iniziato in Franciacorta per poi proseguire a Benevento. Nicola era il mio importatore a New York e ci si conosceva da diversi anni. Casualmente nel 2015 mio marito si è trasferito per lavoro a Castelnuovo di Berardenga e settimanalmente faceva il pendolare tra Toscana e Campania. Volevamo una famiglia e siccome mi aveva seguito a Benevento ho voluto equilibrare le cose cercando un’azienda toscana in cui lavorare».

È il caso a dare una spinta a tutto. Nicola la chiama, annunciando la sua permanenza ad Ischia per i 25 anni di matrimonio con sua moglie. Una telefonata fortuita, perché Serena gli spiega i nuovi programmi e qualche mese dopo arriva una proposta. «A marzo mi ha richiamato, e mi ha chiesto di fermarmi in Toscana prima di andare al Vinitaly. Insieme abbiamo visitato la proprietà di Terre di Montefili e mi ha detto “io penso che sia il posto giusto, ma ci fidiamo di te. Fai tu”. A quel punto -lo ammetto- ho lasciato a malincuore il Sud Italia e mi sono trasferita in Toscana, a Panzano».

Una Bianchista nel Chianti Classico

Cambio di residenza, ma anche un cambio di approccio al vino, dopo gli spumanti lombardi e i bianchi campani, Serena si misura con i rossi toscani. «Non ho mai fatto vino rosso in vita mia prima di arrivare a Montefili. A Ischia coltivavo biancolella e forastera e a Benevento fiano, greco, falanghina e coda di volpe. Sono nata bianchista e morirò bianchista».

La cantina si trova su una collina panoramica di 540 metri di altezza e le particelle sono disposte tutto intorno. Dodici ettari e mezzo in totale, di cui uno e mezzo di cabernet sauvignon, il resto sangiovese. «Arrivata qui ho trovato un’azienda dal grande potenziale, ma che andava curata. Insieme ai proprietari abbiamo accettato la sfida di farla ritornare a volare partendo delle vigne». Dalla prima vendemmia sceglie di raccogliere e vinificare tutte le particelle in maniera separata. Una filosofia di produzione che rimarrà negli anni successivi. «Per me è un modo di proteggere l’identità di ogni singola storia del vigneto». Serena va però oltre, puntando tutto sulla conoscenza dell’ambiente e la biodiversità.

«Siamo biologici, ma non certificati. Mi è stato chiesto dalla proprietà se acquisire la certificazione biologica potesse essere una buona mossa. Io, in maniera molto onesta, ho risposto che se l’avessero voluta, l’avrei ottenuta, ma aggiungendo che avevo una proposta diversa. Il mio cuore risiede nella vigna nel senso che trovo importante la parte tecnica, ma è davvero bello capire dove cammina e dove si sta. Anno per anno abbiamo cominciato a campionare i fiori spontanei e gli insetti della vigna perché sono elementi che ci danno informazioni rispetto allo stato di salute della terra».

Una donna del vino

Quanto alla sua leadership femminile Serena non ha dubbi: «Ho vissuto il mio essere donna con assoluta serenità e non come una battaglia da condurre con il coltello in mezzo ai denti. Tuttavia, sono anche stata fortunata: nell’azienda ho trovato da subito una dinamica molto umana. Ora ho il dovere di permettere alle nuove generazioni di donne di potersi avvicinare a questo lavoro, di fare tirocini, di mettere a disposizione la mia esperienza».

C’è ancora da fare in questo senso, a parlare sono gli aneddoti che scomodano numeri poco edificanti. «A fare questo lavoro non siamo tante. A Panzano sono l’unica donna tecnica che gestisce l’azienda. Abbiamo fatto la cena di Natale tra gli agronomi del Chianti Classico, invitati dal nostro fornitore di prodotti per il vigneto e tra i 52 presenti, 11 erano donne e il resto tutti uomini. Io ero anche la più giovane. È chiaro che bisogna faticare due volte di più degli uomini in questo settore, ma bisogna viversela bene. È chiaro che andare a potare a 21 anni con un gruppo di uomini bresciani non è stato proprio una poesia, ma anche lì devi mantenere la tua identità, vivendola in maniera il più leggero possibile».

Il futuro e Vinitaly

Prossima tappa del 2024 è il Vinitaly, con le nuove annate uscite i primi di marzo, tra cui l’ultima etichetta nata: il Vigna Nel Bosco 2019 «una selezione proveniente dalla vigna più alta dell’azienda sita nell’Unità Geografica Aggiuntiva (UGA) di Montefioralle». Inoltre, avrà luogo il rilancio dell’iconica referenza Bruno di Rocca IGT Toscana 2016, Supertuscan di cabernet sauvignon e sangiovese.

Dal 2015, i proprietari insieme all’enologa Serena Gusmeri, hanno infatti deciso strategicamente di dedicare all’affinamento il 50% della produzione del vino per valutarne l’evoluzione nel tempo e individuare il momento migliore della vita dei prodotti. «Sono legata particolarmente a quest’annata perché mia figlia è nata il 21 di settembre. Sono tornata a casa dall’ospedale il 25 di settembre e il 28 abbiamo iniziato a vendemmiare. La 2016 ha un aspetto sentimentale oltre il fatto di essere un’ottima annata di grande eleganza e finezza».

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