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Valdarno di Sopra Doc: arriva il via libera alla menzione vigna. Obiettivo, puntare sui cru

Abolizione delle sottozone, nuove tipologie autoctone e ampliamento dei confini. Ecco come cambia il disciplinare della denominazione toscana

  • 18 Luglio, 2024

Dopo un lungo iter, durato cinque anni, arriva l’approvazione alla modifica di disciplinare della Doc Valdarno di Sopra. Tra le novità più rilevanti c’è l’inclusione di nuove tipologie autoctone, una maggiore caratterizzazione dei vini con menzione vigna e l’ampliamento della zona di produzione alla parte fiorentina del Valdarno di Sopra, in particolare, Figline e Incisa Valdarno, Reggello e Rignano sull’Arno («riportando così ad unicità un territorio storicamente, naturalmente e ampelograficamente unito, come peraltro sancito nel Bando di Cosimo III de’ Medici del 1716», si legge nel comunicato stampa del Consorzio), con la parallela abolizione delle sottozone.

Arriva la menzione vigna

In particolare, la maggiore caratterizzazione dei vini con menzione vigna, prevede per questi gli stessi valori analitici dei vini riserva. «Per noi il futuro deve essere basato sulla qualità – spiega il Consorzio – che si ritrova nei vigneti migliori, per la loro composizione di terreno, posizione, base ampelografica, modalità di allevamento. Le vigne più pregiate che vengono iscritte e controllate, come previsto dalle norme, e che producono vini che solo al termine dei processi di cantina, anche questi controllati e certificati, possono fregiarsi in etichetta della menzione vigna ed essere così al vertice della piramide qualitativa della denominazione. L’approvazione di queste modifiche rappresenta però solo il primo passo per la caratterizzazione dei vini “Vigna” che il Consorzio intende con risolutezza perseguire con le ulteriori richieste di modifiche già presentate al Ministero, seguendo un processo già presente in altri Paesi europei».

La valorizzazione della territorialità

«La nostra è una storia di una piccola Do – spiega il presidente del Consorzio Luca Sanjust (azienda Petrolo) che parte nel 1716.  Oggi siamo molto soddisfatti per aver proposto, coerentemente con le nostre radici, come punta più alta della piramide qualitativa della Denominazione i vini che nascono nelle vigne migliori. Pensiamo che questa sia la strada giusta per il rafforzamento del legame con il territorio. Un cambio di paradigma molto significativo di cui siamo estremamente orgogliosi, che valorizza la territorialità rispetto ad altre scelte di caratterizzazione produttiva.»

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<<<< Questo articolo è stato pubblicato su Trebicchieri, il settimanale economico di Gambero Rosso.

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