Alla ribalta, questa settimana, è il Barolo Sperss, protagonista di una storia molto singolare. Nasce nel territorio comunale di Serralunga d’Alba, nei 28 ettari di vigneto che Angelo Gaja ha acquisito nel 1988, perché era con le uve di quel territorio che storicamente la sua azienda di famiglia aveva realizzato il proprio vino. Negli anni 60, però, era stato proprio lui a interrompere la produzione di Barolo perché era convinto che per raggiungere l’eccellenza era indispensabile vinificare uve di proprietà.
Perciò nel 1992, quando mise in vendita la prima annata del suo Barolo ottenuta da uve di proprietà, aveva vissuto quasi trent’anni nel rimpianto di non poterlo produrre: ecco perché lo ha chiamato Sperss, che in piemontese significa nostalgia. Nostalgia ben ripagata, perché il mercato ha subito mostrato di apprezzare molto questo Barolo prodotto nel rispetto della tradizione, senza rinunciare a pratiche innovative. Gaja infatti fa durare tre settimane la fermentazione del mosto, che ha ottenuto spremendo uve per il 96% di nebbiolo e il 4% di barbera, poi il vino ottenuto lo fa maturare per 12 mesi in barrique, ma per altri 18 in botti grandi di rovere di Slavonia.
Nel mercato secondario, lo Sperss è diventato un’icona con una rapidità che adesso sconta, perché il vento del ribasso che ha cominciato a soffiare l’anno scorso colpisce più duramente i vini che godono delle quotazioni più elevate: quelle delle sue 18 annate, passate alle aste dei vini nel 2023-24, sono calate quasi del 15 per cento. Nella tabella qui accanto elenchiamo le 16 più significative.
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