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Tre Bicchieri 2024, i migliori vini di Abruzzo e Molise premiati da Gambero Rosso

Ecco i vini di Abruzzo e Molise che quest'anno hanno ottenuto i Tre Bicchieri, il massimo riconoscimento assegnato dalla guida Vini d'Italia di Gambero Rosso.

  • 18 Settembre, 2023

Tre Bicchieri 2024 dell’Abruzzo

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Tre Bicchieri 2024 del Molise

Molise Aglianico Contado Ris. 2019 – Di Majo Norante

 

Tre Bicchieri 2024 dell’Abruzzo. Il Montepulciano d’Abruzzo

La sede del Consorzio dei Vini d’Abruzzo che ha ospitato le nostre degustazioni si trova a Ortona. Arrivando da nord, gli ultimi chilometri di autostrada sono totalmente circondati dai vigneti. L’Abruzzo è una regione profondamente vitata e la produzione vinicola è parte integrante dell’economia regionale. Sono tante le cantine abruzzesi e sono tante quelle che hanno aderito al nostro invito a partecipare alla selezione, quasi un centinaio: purtroppo abbiamo dovuto operare dei tagli anche abbastanza netti, quasi del 40%, nonostante un piccolo aumento della foliazione che ormai si era fatto necessario.

Per quanto riguarda il Montepulciano d’Abruzzo, le ultime due annate, 2022 e 2021, sono state affrontate dalle aziende in maniera corretta: pochi i vini surmaturi, con etichette piuttosto ben fatte e godibili. Il discorso cambia con i 2020: qui iniziano a entrare in gioco dei limiti tecnici che più di una volta abbiamo evidenziato: troppo spesso è ancora il legno a essere l’ingrediente principale di questi rossi; magari un po’ più di sensibilità sarebbe gradita. Si torna su con i 2019, piuttosto nitidi e dotati di buona freschezza. Scendendo con le annate non è raro trovare vini già a fine corsa.

Tre Bicchieri 2024 dell’Abruzzo. I vini bianchi e il Cerasuolo

Per quanto riguarda il lato bianchista, ormai è conclamato lo strapotere del pecorino sul trebbiano: abbiamo assaggiato oltre 100 campioni per il primo, poco più di 60 per il secondo. Ma il trebbiano non ci sta ad abdicare. Ci è sembrato che i produttori stiano cercando di restaurare il bianco abruzzese per antonomasia con versioni che escono almeno dopo un anno, o anche di più: abbiamo trovato vini complessi, sfumati, molto interessanti man mano che siamo andati indietro nel tempo. Se il pecorino la fa da padrone nei numeri, non possiamo dire la stessa cosa per quanto riguarda la qualità. Colpa dell’annata sicuramente: la torrida 2022 si è fatta sentire non tanto per i vini surmaturi o “cotti”, quanto per la paura di arrivare a tanto. Abbiamo assaggiato vini un po’ crudi e “verdi”, probabilmente frutto di raccolte troppo anticipate.

Del Cerasuolo abbiamo parlato già in altre sedi ma ribadiamo come per noi sia il vino del futuro. La potenza materica del montepulciano viene imbrigliata in vini leggeri che, nelle migliori versioni, non perdono nulla dell’energia del vitigno, anzi la incanalano verso la giusta direzione. Ovviamente stiamo parlando delle versioni veraci, quelle più identitarie.

Tre Bicchieri 2024 del Molise. La tintilia grande protagonista

Non sono tanti gli italiani capaci d’indicare con esattezza il Molise nella geografia italiana. Il vino può sicuramente aiutare a riportare sulla mappa una regione bellissima e da scoprire, una cerniera tra Abruzzo, Puglia e Campania. La superficie vitata è piccola ma la regione è da sempre vocata alla viticoltura in un paesaggio di dolci colline che dagli Appennini lambiscono il mare. Siamo fuori dalle grandi rotte turistiche, si viene qui per assaporare una cucina vera e godere di un patrimonio naturalistico e archeologico davvero prezioso.

Il cuore produttivo si concentra su altopiani tra il mare Adriatico e Campobasso, anche se nell’ultimo decennio diversi produttori hanno spostato lentamente la produzione anche verso quote più alte per giocare d’anticipo contro l’innalzamento delle temperature. La grande protagonista si chiama tintilia, una varietà autoctona a bacca rossa il cui nome deriva da “tinta”, per via della sua intensa tonalità e ricchezza di antociani. Dona vini dai tipici richiami mediterranei tanto nel profilo minerale quanto nel registro di erbe mediterranee. Più volte in degustazione ci siamo ritrovati davanti a uno sfiziosissimo registro delicatamente pepato che ha che fare con il suo dna stilistico al di là dell’uso dei legni, non sempre calibratissimi in regione. Anche se siamo lontani dai vini iperconcentrati e tostati di qualche ano fa.

La tintilia è un jolly, noi siamo fortemente convinti che possa regalare grandi soddisfazioni anche in rosa, per vini complessi e gastronomici. Ancora in pochi utilizzano le uve migliori per la tipologia, ma siamo pronti a scommettere che in futuro assaggeremo più vini in rosa, intercettando una tendenza gustativa che si può ben applicare su alcuni territori molisani. Altro ruolo importante spetta all’aglianico, mentre sul fronte bianchi registriamo dei passi indietro rispetto agli ultimi anni, a causa anche di vendemmie non facilissime come la 2021 e soprattutto la 2022.

Intanto, qualcosa si sta muovendo sul fronte Consorzio, i produttori hanno capito che fare squadra è l’unica via per far uscire dai propri confini l’immagine regionale. Bisogna scrollarsi di dosso l’etichetta di Cenerentola del vino italiano e lavorare a testa bassa. I risultati arriveranno.

 

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