In un mondo come quello del vino, in cui nulla si ripete in modo uguale anno dopo anno, il tessuto produttivo della provincia di Bolzano si segnala per la consapevolezza con cui i produttori stanno affrontando le nuove sfide. Sfide che non riguardano solo il cambiamento climatico o l’improvvisa volatilità dei mercati, ma soprattutto la gestione del territorio, lo sviluppo delle sue potenzialità e il passaggio da una produzione che soddisfa le richieste del cliente ad una che valorizza il legame fra i molti vitigni coltivati e le esposizioni che ad essi meglio si adattano.
Questa rinnovata consapevolezza ha portato le aziende più piccole a specializzarsi sulla vocazione dei propri vigneti, come perfettamente evidenziato dalle aziende cittadine o dalle più lontane realtà della Valle Isarco e, parimenti, le strutture cooperative a riservare le selezioni migliori solo ai vitigni che meglio si adattano al loro territorio.
Ecco allora la specializzazione di Girlan sul pinot nero, quella di Tramin su gewürztraminer e chardonnay, o ancora Kurtatsch che ha il focus sul gewürztraminer e le varietà bordolesi. Poi il territorio fa il resto, permettendo di sviluppare vigneti dai 220 metri del fondovalle agli oltre 1000 delle zone più alte, regalando territori come l’Oltradige, dove molte varietà trovano habitat di pregio, con un clima che porta in dote giornate soleggiate e calde seguite da notti fresche e ventilate.
Complice anche una positiva sequenza di annate come ’20, ’21, ’22 la distribuzione dei premi coinvolge tutta la provincia, con i freschi e profumati bianchi delle valli Isarco e Venosta cui fanno eco i bolzanini Lagrein che non mancano mai di far valere la loro ricchezza. Oltradige e Bassa Atesina vedono Pinot Bianco, Chardonnay e Sauvignon che esprimono profondità, classe e finezza, mentre Kettmeier conferma una volta di più come l’Alto Adige possa essere anche una terra di Spumanti. La schiava, a dispetto della superficie vitata che si riduce di anno in anno, mette in luce Santa Maddalena e Lago di Caldaro di grande precisione stilistica, con i primi giocati più sulla ricchezza e la maturità, i secondi più sulla finezza e l’agilità.
Un’ultima nota dedicata al Pinot Nero che nelle migliori versioni, e sono molte, ha abbandonato lo stile fruttato e immediato per esprimere un legame più forte con il territorio di provenienza e le sfaccettature che esso porta in dote.
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