Il momento magico del vino piemontese continua. Ti accorgi che le cose vanno bene quando il mercato ti perdona anche eventuali errori, magari dovuti più a qualche scelta maldestra che a indirizzi produttivi sbagliati. Il Piemonte del vino continua a macinare strada anche se a volte lo fa a scapito della massima integrità della macchina; l’importante è andare avanti e non fermarsi mai.
Uno dei problemi di cui vi parlavamo qualche anno fa, ovvero la nebbiolizzazione del vigneto Langa, è diventato addirittura una bella opportunità per territori nuovi che, approfittando del successo raccolto dal vitigno, hanno pigiato sul pedale dell’acceleratore, incrementando gli ettari ad esso dedicati.
Pensiamo in particolar modo a denominazioni meno note o addirittura a territori di recentissimo riconoscimento. Il nebbiolo storicamente era presente anche nel Torinese e nel Monferrato, ma oggi con la nascita di nuove denominazioni o con la modifica di altre preesistenti, il nebbiolo acquista peso. Nel Monferrato, in buona parte della provincia di Asti e Alessandria, numerosi viticoltori lo hanno messo a dimora, riuscendo anche ad ottenere vini di interesse crescente, con qualche punta veramente notevole.
Da poco, gli appassionati più curiosi stanno scoprendo una Doc relativamente nuova, foriera di importanti promesse: l’Albugnano. Si tratta di un territorio piuttosto ristretto del Nord della provincia di Asti, al confine con la Collina Torinese e con la provincia omonima. Al momento la produzione è nelle mani di pochi agricoltori e di qualche illuminato imprenditore, ma appena si sarà sparsa la voce, potremmo assistere a una nuova corsa all’oro non dissimile da quella che ha visto il Tortonese, al centro delle attenzioni di numerosi viticoltori di zone viticole piemontesi ben più famose. L’unico blocco potrebbe essere la limitata estensione dell’areale dell’Albugnano.
Per il resto si conferma il trend positivo per i seguenti territori/denominazioni: Colli Tortonesi, Alta Langa e Monferrato Casalese per l’uva grignolino. Ovviamente, rimane inalterato il fascino esercitato a tutti i livelli dalle denominazioni più famose.
Quest’anno abbiamo il piacere di segnalare cinque aziende che si aggiudicano per la prima volta i Tre Bicchieri: Giacomo Boveri, Fabrizia Caldera, la famiglia Penna di Cascina Barisel, Livia Fontana e Bruna Grimaldi.
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La più autorevole guida del settore dell’enologia italiana giunge quest’anno alla sua 37sima edizione. Vini d’Italia è il risultato del lavoro di uno straordinario gruppo di degustatori, oltre sessanta, che hanno percorso il Paese in lungo e in largo per selezionare solo i migliori: oltre 25.000 vini recensiti prodotti da 2647 cantine. Indirizzi e contatti, ma anche dimensioni aziendali (ettari vitati e bottiglie prodotte), tipo di viticoltura (convenzionale, biologica, e biodinamica o naturale), informazioni per visitare e acquistare direttamente in azienda, sono solo alcune delle indicazioni che s’intrecciano con le storie dei territori, dei vini, degli stili e dei vignaioli. Ogni etichetta è corredata dall’indicazione del prezzo medio in enoteca, delle fasce di prezzo, e da un giudizio qualitativo che si basa sull’ormai famoso sistema iconografico del Gambero Rosso: da uno fino agli ambiti Tre Bicchieri, simbolo di eccellenza della produzione enologica. che quest’anno sono 498.
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