Poche denominazioni possono vantare una varietà di suoli, altitudini, esposizioni e climi come l’Alto Adige, un territorio che si dipana lungo le valli, occupa gli altopiani più vocati, pendii soleggiati di giorno e rinfrescati dalle brezze notturne, dalla mediterranea conca di Bolzano alla freschezza dei vigneti più alti sulla Mendola o Renon. In questa composita denominazione trovano spazio e valorizzazione molti vitigni, dagli storici lagrein, schiava e traminer alle varietà di più recente introduzione, come lo chardonnay, il sauvignon o i vitigni del bordolese. Un tessuto agricolo gestito da realtà ben distinte: le strutture cooperative, le aziende storiche del territorio e le piccole realtà a conduzione familiare, che gestiscono un territorio vitato di poche migliaia di ettari di altissimo valore mantenendo uno standard qualitativo di altissimo profilo.
Spetta ai viticoltori il compito di valorizzare questo territorio, esaltando il calore delle sponde del Lago di Caldaro con cabernet di spessore come il Freienfeld della Cantina di Cortaccia, la freschezza dei vigneti che si spingono anche oltre i 1000 metri come fa Tiefenbrunner con il suo Müller Thurgau Feldmarshall, o ancora il legame inscindibile fra la Valle Isarco e il sylvaner come si legge chiaramente nei vini di Köfererhof e Strasserhof.
Poi ci sono zone come l’Oltradige o il Burgraviato dove invece è l’eleganza a caratterizzare le migliori bottiglie, spaziando dal Pinot Bianco Tyrol della Cantina di Merano al Sauvignon Lafóa di quella di Colterenzio, dal Pinot Nero Trattmann della cantina Girlan al Sauvignon Renaissance di Gumphof.
Il riesling ha trovato il suo territorio d’elezione nelle valli Isarco e Venosta, mentre le colline che circondano il capoluogo vedono lagrein e schiava contendersi le migliori esposizioni, con il primo protagonista di vini compatti e profondi, il secondo che da vita a Santa Maddalena che sanno raccontare il calore del territorio, riuscendo a coniugare ricchezza e semplicità nel sorso. Grande attenzione desta sempre più il settore spumantistico con molte realtà che guardano con interesse al mondo delle bollicine, seguendo il percorso tracciato da decenni di attività di Kettmeier e Lorenz Martini.
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La più autorevole guida del settore dell’enologia italiana giunge quest’anno alla sua 37sima edizione. Vini d’Italia è il risultato del lavoro di uno straordinario gruppo di degustatori, oltre sessanta, che hanno percorso il Paese in lungo e in largo per selezionare solo i migliori: oltre 25.000 vini recensiti prodotti da 2647 cantine. Indirizzi e contatti, ma anche dimensioni aziendali (ettari vitati e bottiglie prodotte), tipo di viticoltura (convenzionale, biologica, e biodinamica o naturale), informazioni per visitare e acquistare direttamente in azienda, sono solo alcune delle indicazioni che s’intrecciano con le storie dei territori, dei vini, degli stili e dei vignaioli. Ogni etichetta è corredata dall’indicazione del prezzo medio in enoteca, delle fasce di prezzo, e da un giudizio qualitativo che si basa sull’ormai famoso sistema iconografico del Gambero Rosso: da uno fino agli ambiti Tre Bicchieri, simbolo di eccellenza della produzione enologica. che quest’anno sono 498.
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