Da anni ormai parliamo di una crescita costante e continua della produzione della regione, e anche quest’anno non possiamo che confermare questa tendenza. Le aziende nella nostra sezione principale infatti sono diventate 44, rispetto alle 36 dell’anno scorso, grazie a una produzione di qualità che ormai possiamo riscontrare in tutte le zone viticole della regione, anche se in alcune realtà questa crescita è più evidente che in altre, come si può facilmente verificare a Gioia del Colle o a Manduria.
Un contesto sostanzialmente positivo quindi, nonostante i tempi difficili che stiamo vivendo, sul quale influiscono a nostro parere un paio di elementi. Il primo è che è cresciuta l’attenzione al modo di coltivare e di lavorare il primitivo, sempre di più vitigno di riferimento della regione per le sue caratteristiche qualitative, la capacità di esprimere al meglio i territori di provenienza e la sua versatilità espressiva, una versatilità che permette ai produttori di realizzare vini di grande qualità sia quando l’uva utilizzata proviene da vecchie vigne ad alberello, che quando invece proviene da vigne giovani, per vini ovviamente diversi ma che possono essere ottimi nelle loro rispettive tipologie.
Il secondo è la crescita dell’importanza e della qualità dei vini a denominazioni di origine, a dare risalto non solo al vitigno, ma anche al territorio, quando fino a poco tempo fa la maggior parte dei produttori puntava soprattutto sul marchio.
Per quanto riguarda i Tre Bicchieri, c’è da segnalare un “absolute beginner”: la cantina Terre dei Vaaz, azienda giovanissima della zona di Gioia del Colle, alla sua seconda annata di produzione, che li conquista con l’Onirico ’18, ovviamente un Primitivo in purezza (anche se non a denominazione di origine). Chiudiamo con la solita, inascoltata, considerazione: in Puglia c’è ormai una “invasione degli ultracorpi”, o meglio, delle bottiglie “ultrapesanti”, cioè del peso di oltre un chilo, nell’erronea convinzione che una bottiglia del genere sia “prestigiosa”. Il risultato è quello di far viaggiare per il mondo bottiglie di quasi due chili, in spregio a qualsiasi idea di sostenibilità, in primis del “carbon footprint”. Una pratica inaccettabile, in particolare per le aziende che rivendicano con orgoglio, e relativo logo europeo, la produzione biologica.
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La più autorevole guida del settore dell’enologia italiana giunge quest’anno alla sua 37sima edizione. Vini d’Italia è il risultato del lavoro di uno straordinario gruppo di degustatori, oltre sessanta, che hanno percorso il Paese in lungo e in largo per selezionare solo i migliori: oltre 25.000 vini recensiti prodotti da 2647 cantine. Indirizzi e contatti, ma anche dimensioni aziendali (ettari vitati e bottiglie prodotte), tipo di viticoltura (convenzionale, biologica, e biodinamica o naturale), informazioni per visitare e acquistare direttamente in azienda, sono solo alcune delle indicazioni che s’intrecciano con le storie dei territori, dei vini, degli stili e dei vignaioli. Ogni etichetta è corredata dall’indicazione del prezzo medio in enoteca, delle fasce di prezzo, e da un giudizio qualitativo che si basa sull’ormai famoso sistema iconografico del Gambero Rosso: da uno fino agli ambiti Tre Bicchieri, simbolo di eccellenza della produzione enologica. che quest’anno sono 498.
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