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Timorasso, quel bianco che sembra un rosso illuminerà il 2024

Si aggiungono i Colli Tortonesi ai report dei nostri assaggi per Vini d'Italia 2024. Qui parliamo del timorasso e degli spunti di riflessioni cui ci hanno condotto le degustazioni appena concluse

  • 21 Luglio, 2023

Praticamente, quasi in ogni regione c’è il solito “rosso vestito da bianco”, un’espressione abusata con la quale si descrivono quei vini bianchi dotati di una particolare e abbondante struttura. Il timorasso è uno di questi. Un piccolo inquadramento geografico è d’obbligo.

Timorasso, storia del vitigno piemontese

Siamo in Piemonte, sui Colli Tortonesi, una zona particolare, di confine, che tocca Lombardia, Emilia e Liguria. È questa la culla di questo vitigno che una ventina di anni fa stava praticamente per scomparire: alla fine degli anni ’80, ne erano rimasti soltanto un paio di ettari. Si deve a Walter Massa la sua riscoperta agli inizi dei ’90: da lì, il distretto ha iniziato a lavorare di nuovo con quest’uva potente ed elegante al tempo stesso, che regala vini buoni subito ma in grado di durare e migliorare nel tempo. Ma veniamo alle nostre degustazioni dove sono andate in scena principalmente l’annata 2021 e le Riserve del 2020.

Timorasso, gli assaggi per la guida Vini d’Italia 2024

I nostri assaggi sono stati a tratti emozionanti e non sono mancate le sorprese: gli spunti di riflessione, comunque, sono abbastanza chiari. Questo bianco piemontese non fa mistero della sua ecletticità, energia e potenza. Dai colori brillanti e dorati, dai profumi gialli di fiori e di frutti, dai richiami agrumati, al palato si fa spesso e sapido nelle espressioni più convincenti, sorsi di ampio respiro in grado di raccontare un territorio che i produttori, una cinquantina, leggono e praticano con interpretazioni in vigna e in cantina molto differenti. L’auspicio più grande, forse, sta proprio in quest’ultimo aspetto, riuscire a individuare una identità più diretta e netta al palato, una certa “tipicità”, pur mantenendo le sfaccettature che la provenienza delle uve, che nascono in terreni di differente matrice, sanno raccontare senza troppi artifici. Questo carattere unitario di intenti e percorsi volti a marcare una “identità territoriale” senza nei potrebbe rappresentare una base solida su cui lanciare il futuro di una grande denominazione ancora un po’ poco consapevole della propria ricchezza e unicità espressiva.

> Leggi tutte le anteprime sulle degustazioni per la guida Vini d’Italia 2024

 

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