Dopo la kombucha, i proxy e i dealcolati in generale, ecco che arrivano gli Sparkling Tea (tè frizzanti). Il mondo delle bevande a zero gradi alcolici continua a mettere sugli scaffali nuove alternative, puntando sempre più a prodotti “premium” che strizzano l’occhio al fine dining. Lo Sparkling Tea Sixty Stone Mountain Rare Tea Collection è l’ultima “etichetta” lanciata dall’azienda Saicho circa un mese fa. Il prezzo? Sessanta sterline a bottiglia (70 euro circa), che rappresenta il segno di come il mercato dei no-low si muove su più strade e cerca di acquisire un pubblico sempre più vasto.
Una «categoria relativamente nuova» scrive Drinks Business, «ma che sta avendo un successo fenomenale ancora in fase di crescita». Gli Sparkling Tea si basano sulla selezione e miscelazione di té diversi e, a differenza di uno spumante, o di un vino che viene privato dell’alcol, vanno incontro a una fermentazione non alcolica o l’aggiunta di anidride carbonica. Lo Sparkling Tea «ha le sue radici nel kombucha -spiega Drinks Business– che alcuni dicono abbia avuto origine in Cina migliaia di anni fa», ma a differenza di quest’ultima il sapore del prodotto finale dovrebbe avere una maggiore «chiarezza ed eleganza del sapore».
Un prodotto di nicchia che sta avendo successo tra diversi rivenditori, ristoranti e hotel di lusso del palcoscenico britannico. «Negli ultimi due anni, lo Sparkling Tea di Fortnum (prodotto dalla Copenhagen Sparkling Tea) ha rappresentato più di una vendita su cinque su tutte le opzioni di spumanti vendute, inclusi champagne, vini spumanti», afferma Oscar Dodd, buyer di Wine & Spirits presso Fortnum & Mason, il grande magazzino più antico di Londra. «I clienti lo acquistano tanto per bere quanto per regalarlo. Stiamo per inviare la nostra prima spedizione di Fortnum’s Original Sparkling Tea in formato Magnum e stiamo lavorando su mezze bottiglie da lanciare nel 2025».
Il segreto del successo di questo prodotto, secondo, Dodd, sono i parallelismi che si possono fare con il vino. A partire dalla bottiglia in cui viene venduto che riprende le forme e sembianze di uno spumante d’oltralpe. «Berlo, ricorda il rituale di bere uno champagne: si raffredda la bottiglia, la si stappa e si versa in una flûte». A questo, si aggiungerebbe la possibilità di avere molteplici interpretazioni e prodotti diversi in base ai luoghi di provenienza della materia prima. «Il gusto del tè -scrive Drinks Business– e dell’uva dipende fortemente dal terroir, quindi possiamo parlare di piccoli giardini di tè o vigneti chiusi, regioni più ampie o Dop».
Sempre il vino, o più che altro la ricerca di una sua alternativa, è alla base della creazione di due aziende di questo prodotto per una fascia premium. La Copenhagen Sparkling Tea Company è stata fondata da un sommelier, Jacob Cocemba. Non trovando l’abbinamento perfetto per un dessert, pur disponendo di una cantina di 1.700 bottiglie del ristorante in cui lavorava, ha utilizzato un miscela di tè pregiati per crearne uno. Charlie Winkworth-Smith e la sua compagna, Natalie Chiu, invece, hanno fondato la Saicho Drinks nel 2017 per fornire una bevanda che potesse sostituire il vino in una cena.
I prodotti di Saicho sono disponibili in ben 60 ristoranti di fine dining in tutto il mondo, e li si possono trovare in 15 paesi diversi e «la domanda è tutto’ora in cresciuta in una serie di aree diverse» dice Winkworth-Smith. «Al Mandarin Oriental Hyde Park di Londra è possibile partecipare a un tè pomeridiano, dove abbinano uno dei nostri tè con ogni portata».
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