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Spostamento a nord dei vigneti di Barolo? Fontanafredda dice no e risponde piantando un bosco di 150 piante

Un progetto manifesto contro la proposta del Consorzio. Così la famiglia Farinetti difende la biodiversità delle Langhe

  • 27 Marzo, 2024

No allo spostamento dei vigneti a nord, sì ai boschi a sud. Nel dibattito sullo spostamento del Barolo sui versanti settentrionali a causa dei cambiamenti climatici, interviene l’azienda Fontanafredda della famiglia Farinetti con quello che definisce il «manifesto Bosco-Vigna, dedicato a tutti i vigneron di Langa».

Un invito a cambiare il modo di produrre

Il ragionamento parte da una considerazione: «Il clima è cambiato, ma non possiamo affermare che il nord oggi è il nuovo sud. Per fare questo – spiega l’azienda – occorre una sperimentazione scientifica, che giustamente avrebbe senso fare. È legittimo il dibattito aperto dal Consorzio, che ha ben operato in questi anni e che ultimamente ha messo sul piatto modifiche al disciplinare importanti, affidando la decisione alla maggioranza dei produttori, ma il cambiamento climatico non si contrasta inseguendolo o adeguandosi per continuare a produrre come prima. Lo si contrasta anticipandolo e cambiando modo di produrre».

Il progetto-manifesto

In particolare, l’invito per tutti i produttori è quello di contribuire alla biodiversità delle Langhe. «A nord sono rimasti gli ultimi boschi o altre coltivazioni diverse dalla vite, mentre negli altri versanti la monocoltura è ormai dominante a scapito della biodiversità delle Langhe. Per questo – è il punto di vista di Fontanafredda – in assenza di basi scientifiche, non solo siamo titubanti sull’apertura degli impianti di nebbiolo da Barolo sui versanti collinari esposti a nord».
Poi l’annuncio: «Nei prossimi giorni, tra i vigneti di Fontanafredda, impianteremo oltre 150 esemplari di piante, forestali e da frutta, sia autoctone sia di introduzione, consone al nostro territorio. Un’antica tradizione delle nostre campagne che, con il passare degli anni, è stata sacrificata per la monocoltura intensiva. Il fine è di favorire la biodiversità delle nostre colline, ripristinando la flora e la fauna».

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