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Etichette false

Vino in cartone con zucchero e alcol spacciato per Sassicaia e Brunello. Condannata la banda dei furbetti

Falsificavano non solo etichette, ma anche ologrammi, fascette e tappi: il piano ha fruttato oltre 400mila euro. La Cassazione ha emesso la sentenza definitiva

  • 09 Aprile, 2024

Associazione a delinquere finalizzata alla frode. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per la banda di falsificatori che aveva contraffatto alcune prestigiose etichette di vino toscano. Avevano venduto migliaia di bottiglie di Sassicaia, ma anche diversi Brunello di Montalcino, a enoteche e ristoranti della Toscana. All’interno, però, c’era del vino in cartone, con aggiunta di zuccheri e alcol. L’indagine era partita nel 2014, nel 2017 erano già scattati i primi arresti. La truffa avrebbe generato un giro di affari di circa 400mila euro, le annate andavano dalla 2010 alla 2015, circa 4.200 le bottiglie incriminate.

La base nella zona di Empoli

Tutto era stato pianificato nei minimi dettagli. Acquistavano vino in cartone e aggiungevano zucchero e alcol per modificare la percezione gustativa. Quindi lo imbottigliavano in un’azienda nell’areale di Empoli. Addirittura, completavano le bottiglie con false etichetta e tanto di fascette ministeriali, Docg o Doc. Addirittura, sarebbero riusciti a riprodurre anche l’ologramma anti-contraffazione sulle etichetti originali del Sassicaia. Anche la carta velina usata per il confezionamento avevo lo stesso peso di quella originale: 22 grammi. I tappi? Identici agli originali. Il piano ha funzionato a regime, fino a quando il proprietario di un’enoteca di Firenze ha iniziato a dubitare. Qualcosa non trovava in quelle bottiglie di Sassicaia. Si è accorto della frode e ha chiamato i carabinieri.

Vendite anche all’estero

Grazie a intercettazioni e telecamere è stato possibile ricostruire l’intera filiera della banda. Le vendite, a quanto risulta, non si fermavano solo ai confini regionali, grossi quantitativi sono stati infatti scoperti e sequestrati anche in Costa Rica. Secondo le ricostruzioni diversi clienti stranieri, soprattutto cinesi, coreani e russo, avrebbero pagato i vini falsificati il 70% in meno degli originali. Gli imputati sono tutti residenti tra la Toscana e la Campania. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno e sei mesi di reclusione nei confronti di Armando Buonocore, 69 anni, di Maiori in provincia di Salerno.

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