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Benvenuto Reset, il biscotto che non sa di nulla (utile per le degustazioni di vino)

Una consistenza iper-croccante, e leggermente granulosa, ideale per resettare il palato. Parte la sfida ai bibanesi?

  • 15 Maggio, 2024

«Lo vuole assaggiare il biscotto che non sa di nulla?». Pensiamo a una provocazione, accettiamo comunque l’invito di Camillo Serena, direttore marketing dell’azienda Flamigni. Visivamente il biscotto in questione assomiglia tanto a un cantuccino. Ci guardiamo intorno, ma non vediamo Vin Santo. Lo addentiamo, effettivamente non ha alcun sapore, come mangiare aria: il morso scrocchia in maniera decisa, la consistenza è appena sabbiosa. «È una delle nostre ultime invenzioni, si chiama Reset, un biscotto che ha una particolarità unica nel suo genere: non sa di niente», ridacchia Camillo.

Il suono ripulisce il cervello

«Ha una doppia biscottatura, scrocchia in testa e pulisce il cervello nel momento in cui lo mangi: è sabbioso, granulometrico, per cui pulisce il palato e sgrassa come una carta vetrata nella bocca», aggiunge con enfasi Camillo, venditore di vecchia data. Proviamo un paio di prodotti, anche parecchio saporiti, poi torniamo su reset: effettivamente riazzera il palato in maniera abbastanza puntuale. È estremamente secco e non lascia residui: non ha lievito, né burro, solo una punta di margarina. La formula, scopriamo, si è ispirata a una vecchia ricetta di Pellegrino Artusi, lo scrocchia denti.

«L’abbiamo pensato come un acceleratore di gusto, se prende una fetta di prosciutto di Sauris e l’avvolge intorno al biscotto non sentirà il biscotto, la farina classica, la vaniglia, il burro, il formaggio. Sentirà solo sapore del prosciutto al cubo. Reset è un biscotto puro». Il prodotto è stato pensato per le degustazioni tecniche di vino e di cibo, dall’esigenza di ripulire la bocca senza interferenze.

Il biscotto dell’enologo

L’idea è nata proprio durante un seminario di vino ed è stata costruita insieme all’enologo Mattia Vezzola, che ha lavorato per quasi 40 anni da Bellavista in Franciacorta, titolare di Costaripa a Moniga del Garda, nel cuore della Valtènesi. Chissà se nei prossimi anni Reset riuscirà a togliere spazio agli onnipresenti bibanesi, che ci continuano a tenere compagnia nelle nostre lunghissime sessioni di assaggi per la guida vini.

In pieno ritmo partita, assaggiamo altre novità di Flamigni: i biscotti salati che fanno parte dell’aperitivo italiano, e una versione speciale al tartufo (in collaborazione con Calvisius) dove la sensazione burrosa ci sembra troppo dominante. Infine, tra mille assaggi veloci, afferriamo il panettone Demi Sel, prodotto con il burro salato d’Isigny: una versione a dir poco golosa, molto equilibrata, non riusciamo a non finire la fetta mentre pensiamo all’alice giusta da abbinare. Quindi, riproviamo reset: scrok e si riprende ad assaggiare.

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La più autorevole guida del settore dell’enologia italiana giunge quest’anno alla sua 37sima edizione. Vini d’Italia è il risultato del lavoro di uno straordinario gruppo di degustatori, oltre sessanta, che hanno percorso il Paese in lungo e in largo per selezionare solo i migliori: oltre 25.000 vini recensiti prodotti da 2647 cantine. Indirizzi e contatti, ma anche dimensioni aziendali (ettari vitati e bottiglie prodotte), tipo di viticoltura (convenzionale, biologica, e biodinamica o naturale), informazioni per visitare e acquistare direttamente in azienda, sono solo alcune delle indicazioni che s’intrecciano con le storie dei territori, dei vini, degli stili e dei vignaioli. Ogni etichetta è corredata dall’indicazione del prezzo medio in enoteca, delle fasce di prezzo, e da un giudizio qualitativo che si basa sull’ormai famoso sistema iconografico del Gambero Rosso: da uno fino agli ambiti Tre Bicchieri, simbolo di eccellenza della produzione enologica. che quest’anno sono 498.

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