
Inaugurato il primo vigneto sperimentale ottenuto con le Tea (tecniche di evoluzione assistita). L’annuncio è dell’Università di Verona, attraverso EdiVite, spin-off dell’ateneo veneto nato nel 2021 per produrre viti più resistenti ai patogeni, che fa riferimento al gruppo di genetica agraria coordinato dal professor Mario Pezzotti (Dipartimento di Biotecnologie). Si tratta di un campo di 250 metri quadrati, contenuto nel vigneto sperimentale dell’Università a San Floriano in Valpolicella, sorvegliato 24 ore al giorno, in cui sono state messe a dimora cinque piante di chardonnay e cinque di controllo.
L’iniziativa rappresenta il primo caso a livello italiano ed europeo di un vigneto ottenuto con le Tea e costituisce un passo avanti importante, in un periodo in cui la crisi climatica sta mettendo ripetutamente in discussione la capacità di adattamento del vigneto italiano, sia quello coltivato con metodo biologico (tra le polemiche di esperti e associazioni) ma anche quello basato sul metodo convenzionale. Obiettivo dell’iniziativa è verificare in pieno campo la resistenza a uno dei principali agenti patogeni della vite, la peronospora (una delle principali cause del calo produttivo italiano nella vendemmia 2023 ma con effetti anche in questo 2024, ma non tali da compromettere il primato produttivo italiano) e, di conseguenza, la possibilità di un minor utilizzo di prodotti fitosanitari. La prova sperimentale in campo permetterà di verificare se lo sviluppo, la crescita e la produzione della pianta rimangono normali, rispetto alle piante suscettibili di controllo. La viticoltura, come ricorda l’Università di Verona, nonostante occupi solamente il 2% della superficie agricola europea, utilizza circa il 40 per cento dei fungicidi.
Colli Piacentini – vigneto – foto Consorzio
Sara Zenoni, docente di Genetica agraria a Verona, ha parlato di «tappa fondamentale per la ricerca nell’ambito delle biotecnologie vegetali, nonché una concreata speranza per una maggior sostenibilità in viticoltura. Studiare la vite, infatti, non è semplice. Si tratta – ha aggiunto Zenoni – di un sistema complesso, perenne, arboreo, che sta bene nei campi e non ama molto crescere in condizioni controllate di laboratorio. Inoltre, le procedure applicate al sistema vite, sistema ‘non modello’, richiedono tempistiche molto lunghe, strutture specializzate e personale altamente qualificato».
«Un grande risultato ma il governo italiano si batterà affinché l’Unione europea si doti finalmente di un quadro normativo adeguato», ha dichiarato il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, intervenuto in video collegamento al lancio dell’iniziativa il 30 settembre. Secondo l’esponente del Governo Meloni, il confronto avuto nel corso del G7 Agricoltura di Siracusa appena concluso «ha confermato il valore dell’innovazione, come chiave di competitività, sicurezza e benessere degli ecosistemi a livello globale». In base alla legislazione attuale, l’editing genomico delle piante è ancora considerato soggetto alla regolamentazione Ogm e, pertanto, non può essere testato liberamente in prove aperte né immesso sul mercato.
L’approccio delle Tea si basa sull’uso delle biotecnologie. Queste permettono di trasferire un intero gene, inclusa la sua sequenza regolatrice, tra due individui tra loro interfertili (cisgenesi) e di modificare in modo voluto e preciso una specifica sequenza di Dna senza spostarla dalla sua posizione naturale nel genoma (genome editing). Secondo l’Università di Verona, la disponibilità di metodi avanzati per lo studio della funzione dei geni, e la capacità di sequenziare e risequenziare l’intero genoma delle specie di interesse, stanno aprendo scenari promettenti per migliorare la produzione ed i prodotti e rappresentano un’importante e strategica opportunità per lo sviluppo economico del Paese. EdiVite, in particolare, è la prima azienda al mondo ad aver sviluppato e brevettato l’applicazione dell’editing genomico dna-free nella vite, tramite l’utilizzo di cellule private delle loro pareti (protoplasti) e la successiva rigenerazione a intera pianta. Alla nascita della società ha contribuito un gruppo di produttori di Prosecco (entrati nella società), che si è rivolto all’Università per chiedere di produrre viti resistenti alla peronospora.
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