Piwi Italia diventa ufficialmente un’associazione dopo la firma dello statuto avvenuto venerdì 12 gennaio e la registrazione presso l’Agenzia delle Entrate. «È un momento storico per la viticoltura italiana. Chiunque inizi a piantare varietà resistenti può iscriversi all’associazione che di fatto conta ormai più di 250 produttori italiani» ha detto il neopresidente Marco Stefanini.
L’associazione, che ha destinato la propria sede presso la Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige, vedrà la sua prima assemblea nella primavera di quest’anno. «Gli obiettivi della nuova associazione – spiega Stefanini – sono di far conoscere ed ampliare la conoscenza delle varietà resistenti e far pressione, anche a livello politico, affinché altre regioni le autorizzino nel rispetto delle peculiarità regionali».
L’impiego delle varietà resistenti nei vigneti non è stato autorizzato a livello nazionale. Ad oggi, il Trentino, l’Alto Adige, la Lombardia, il Friuli-Venezia Giulia, il Piemonte, il Veneto, l’Emilia Romagna, le Marche, l’Abruzzo, il Lazio e la Campania sono le regioni in cui è possibile la coltivazione di questa varietà.
«Sicuramente l’impiego di varietà resistenti – aggiunge Stefanini – rende la pratica agronomica più sostenibile dato che le resistenze sono di tipo naturale. Quello che cerchiamo di sviluppare a livello scientifico è una maggiore variabilità. Sono iscritte nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite circa 600 varietà di Vitis vinifera, le 36 Varietà Resistenti attualmente presenti nel Registro Nazionale non possono sostituire 600 genotipi.
La nostra attività di ricerca avrà proprio lo scopo di mettere a disposizione dei viticoltori un numero sempre maggiore di varietà resistenti per poter valorizzare al meglio il proprio territorio con quelle più adatte». Una scelta che si pone nell’ottica di affrontare i cambiamenti climatici attualmente in corso e che porteranno presumibilmente alla necessità di individuare nuove varietà che meglio si adattino alle mutate condizioni.
Incroci naturali tra vinifere europee e altre vitis di origini americane e/o asiatiche, i vitigni PIWI (“pilzwiderstandsfähig” in tedesco) possono difendersi dalle principali malattie della vite grazie ai geni che conferiscono loro un’alta resistenza alle malattie funginee e consentirebbero una significativa riduzione dell’uso dei pesticidi. I vini Piwi sono un fenomeno che ha avuto una grande crescita negli ultimi anni, trovando un vivo interesse tra molti vignaioli.
In Italia le aziende che hanno scommesso su queste varietà sono più di 200. Per quanto riguarda gli ettari vitati, è stato registrato che nel 2022 sono stati realizzati in Italia quasi 4 milioni di innesti delle varietà PIWI e si stima che la superficie totale coltivata con queste varietà arriva ad alcune migliaia di ettari.
La prima enoteca in Italia dedicata ai vini Piwi è di Luca Gonzato, un sommelier, scrittore e fondatore del sito Vini e Viti Resistenti. Nel corso dell’autunno 2023, ha aperto un piccolo spazio espositivo per ospitare le rare cantine che abbracciano questa filosofia, e nel futuro prevede di ampliare la selezione di vini disponibili.
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La più autorevole guida del settore dell’enologia italiana giunge quest’anno alla sua 37sima edizione. Vini d’Italia è il risultato del lavoro di uno straordinario gruppo di degustatori, oltre sessanta, che hanno percorso il Paese in lungo e in largo per selezionare solo i migliori: oltre 25.000 vini recensiti prodotti da 2647 cantine. Indirizzi e contatti, ma anche dimensioni aziendali (ettari vitati e bottiglie prodotte), tipo di viticoltura (convenzionale, biologica, e biodinamica o naturale), informazioni per visitare e acquistare direttamente in azienda, sono solo alcune delle indicazioni che s’intrecciano con le storie dei territori, dei vini, degli stili e dei vignaioli. Ogni etichetta è corredata dall’indicazione del prezzo medio in enoteca, delle fasce di prezzo, e da un giudizio qualitativo che si basa sull’ormai famoso sistema iconografico del Gambero Rosso: da uno fino agli ambiti Tre Bicchieri, simbolo di eccellenza della produzione enologica. che quest’anno sono 498.
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