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"Il vino no alcol non va demonizzato: conviene a tutti che non sia una moda passeggera". Piero Antinori apre alla tipologia

Sui cosiddetti "Nolo", il produttore toscano mostra di avere una visione a lungo termine: "Possono essere un argine contro gli estirpi dei vigneti"

  • 17 Dicembre, 2024

«Il vino senza alcol non è da condannare a priori». L’apertura alla nuova tipologia di vino viene niente di meno che dal marchese Piero Antinori, uno dei produttori più conosciuti al mondo, che sull’argomento non aveva ancora espresso il suo punto di vista. Un quasi endorsment che, il produttore toscano, rilascia al Sole24ore nei giorni in cui la filiera attende la conclusione dell’iter che dovrebbe portare al decreto del Masaf.

Dopo l’apertura dell’enologo Riccardo Cotarella, quindi, anche un altro alfiere della produzione vitivinicola sceglie un approccio laico ad un argomento che per tanto tempo è stato assoggettato a posizioni ideologiche, nonostante le parole di Camillo Langone dalle colonne del Foglio (il vino dealcolato come «la fine della civiltà e del cristianesimo») che, al contrario, di laico hanno ben poco.

I no alcol come argine agli estirpi

«Chiariamo subito – precisa il Marchese nell’intervista – non la vedo di certo come un’opzione per la nostra azienda e per le nostre produzioni, ma per il vino italiano sì. È una fetta di mercato in forte crescita all’estero. Se non rispondiamo noi italiani a questa domanda lo faranno altri». Piero Antinori che rappresenta la 25esima generazione di produttori vitivinicoli della famiglia ha le idee chiare sulla collocazione del vino no alcol: «È pur sempre una bevanda prodotta dall’uva e quindi può essere una strada verso cui dirottare eventuali sovrapproduzioni di vini comuni che stentano a trovare mercato. In questo modo si potrebbero evitare estirpazioni di vigneti che qualcuno chiede e che finirebbero per depauperare zone del Paese nelle quali non ci sono alternative redditizie alla viticoltura».

L’appello di Antinori

Poi il produttore, nel confessare che avrebbe preferito che i no alcol non si chiamassero vino, fa un appello alle istituzioni: «Chiedo almeno che venga prevista una chiara definizione in etichetta: che si chiamino vini dealcolati o dealcolizzati con caratteri e dimensioni da garantire un’informazione senza equivoci al consumatore».

I no alcol come strategia a lungo termine

Infine, una riflessione sui vini a basso contenuto alcolico, che il presidente della Marchesi Antinori considera «un’ulteriore freccia nell’arco del vino italiano. Non vanno demonizzati». E alla domanda se si tratta di una moda passeggera o meno, al Marchese (e a tutto il comparto) non resta che scommettere e sperare che sia qualcosa di più: «Francamente spero che i vini “Nolo” non siano una moda momentanea e che ci si possa contare come strategia a ungo termine».

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