Il termine infinocchiare nasce da un’usanza diffusasi durante il Medioevo nelle osterie, quando c’era del vino non più molto buono, tendente all’aceto, alcuni osti si dice offrissero ai loro clienti piatti a base di finocchio o semi di finocchio o finocchio da sgranocchiare prima di servire loro il vino perché il finocchio, grazie alle forti componenti aromatiche, mascherava il sapore del vino scadente. L’aroma del finocchio, infatti, modifica la percezione di quel che si mangia o si beve dopo. Da qui il termine infinocchiare, prendere in giro, dare una fregatura, diventato di uso comune tanto che Manzoni lo utilizza ne I Promessi Sposi:” Perpetua, ripensando a tutte le circostanze del fatto, e raccapezzandosi finalmente ch’era stata infinocchiata da Agnese, sentiva tanta rabbia di quella perfidia, che aveva proprio bisogno d’un po’ di sfogo.”
“Ai tempi la fermentazione era un fenomeno sconosciuto, c’era il succo d’uva che diventava vino e il vino si conservava malissimo. La fermentazione era irregolare e il vino estremamente instabile. Si conservava abbastanza bene finché le botti erano piene, sempre a patto che non ci fossero residui e quindi che fossero prima state lavate molto bene. – ci racconta Paolo Trimani dell’omonima enoteca romana – L’ossidazione, per esempio, era una delle prime problematiche. Il vino era vivo nel senso animale del termine. Avere del buon vino era raro e imprevedibile ma andava bevuto tutto, non si buttava niente perché l’economia si basava su un’agricoltura di sussistenza e quindi quello che c’era andava usato.”
Bisognerà aspettare quindi le scoperte di Pasteur sulla fermentazione negli anni ’50 dell’Ottocento per riuscire ad avere maggiore polso sul vino e poterne garantire la stabilità.
Il finocchio grazie alla potenza e alla persistenza della sua componente aromatica veniva usato anche per mascherare il sapore delle carni non più tanto fresche, d’altronde ai tempi frigoriferi non ce n’erano e da qui l’esigenza di correggere i sapori degli alimenti, incluso il vino.
Almeno con il vino oggi non facciamoci in infinocchiare!
L’immagine in copertina è di TrastevereApp
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