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Nel segno del vitigno gaglioppo. Le nuove etichette di Librandi di Cirò Marina

L'azienda vinicola Librandi di Cirò Marina, in provincia di Crotone, lancia una nuova linea sotto un unico nome: Segno Librandi.

  • 23 Maggio, 2019

Dici Librandi e capisci Cirò. Sì, perché se c’è una cantina, una famiglia, anzi un motore per questo territorio dove il vino è di casa ma dove per anni sembrava rimasto all’anno zero, questa è proprio Librandi di Cirò Marina, in provincia di Crotone.

Il lavoro certosino su ogni angolo della zona Doc Cirò

E loro, che più di tutti in questi ultimi decenni hanno studiato i terroir della regione e fatto impianti e vinificazioni sperimentali, questo angolo di Calabria tra l’Appennino e il mare lo conoscono a menadito. “Sappiamo perfettamente quale uva dobbiamo usare per i diversi vini e sappiamo dove prenderla. Oggi abbiamo 230 ettari di vigna, ma abbiamo lavorato in ogni angolo della zona Doc Cirò per capire come influissero sui vitigni e sui diversi cloni il terreno differente e i microclimi – racconta Paolo Librandi, oggi alla guida dell’azienda insieme alla famiglia – Per questo, adesso, abbiamo deciso di lanciare una nuova linea sotto un unico nome: Segno Librandi. Ecco, questi sono i vini che sintetizzano nostro il lavoro di settant’anni sulle vigne calabresi, queste etichette sono il segno che lasciamo in questa terra, chiude il circolo di anni e anni di studi e ricerche”.

L’inizio dell’attività di imbottigliamento

Era il 1953 quando i Librandi avviano l’attività di imbottigliamento nella piccola cantina di via Tirone, a Cirò Marina, per la produzione di vini a base di uva gaglioppo per i rossi e greco per bianchi: puntano a incrementare la superficie vitata e acquistano la proprietà Ponta- Duca San Felice.

La prima annata di Cirò Rosso Riserva Duca Sanfelice

Trent’anni dopo vede la luce la prima annata di Cirò Rosso Riserva Duca Sanfelice: un grande rosso da vitigno autoctono che consacra la fama dell’azienda nel territorio regionale. Ma devono passare ancora dieci anni perché nel campo sperimentale di Ponta-Duca Sanfelice inizi la vera e propria, forsennata, attività di ricerca: si avviano le prime selezioni massali di gaglioppo; così, 700 cloni e 30 portainnesti dopo, dopo le ricerche fatte insieme da Nicodemo Librandi e dall’agronomo Davide De Santis con la supervisione del professore Attilio Scienza, e dopo ben 4 pubblicazioni sui vitigni, i terroir e i microclimi che possono ben fare da modello a tutta la viti enologia italiana, oggi il Segno prende corpo.

A dirigere i lavori in cantina e in vigna ci sono Raffaele, Paolo, Francesco e Teresa che hanno saputo raccogliere l’eredità dei genitori Antonino e Nicodemo e che hanno dato e danno un impulso decisivo sia all’azienda sia alla Doc Cirò. Sorride Paolo: “Siamo lontani ancora dalla definizione di microzone all’interno della Denominazione, ma sicuramente già si può parlare di diverse sottozone che hanno terreni e microclimi diversi e danno sfumature e caratteri diversi ai vini. Le abbiamo studiate e vissute sulla nostra pelle. E ne portiamo il… Segno”.

Segno Librandi. I tre vini in anteprima

Il Cirò Rosso. È un vino molto tipico, da uve gaglioppo al 100% ed estratto in maniera soft, senza macerazioni spinte: nello spirito della filosofia enologica della famiglia Librandi. Questo vino offre i profumi tipici del Cirò: frutti rossi, con la marasca in piacevole evidenza, e una bella acidità. Paolo Librandi aggiunge: “Io ci riconosco il potpourri, quel sacchetto di fiori che si metteva un tempo nelle case”. E infatti arrivano le note di viola, tipiche del Gaglioppo, e ancora spezie e sottobosco mediterraneo.

Cirò Bianco. Vino molto fresco con buona acidità, da uve greco in purezza. “È un bianco meridionale: ha una sua consistenza ben presente, ma gioca molto sulle delicate note di fiori bianchi e frutti gialli. Noi lo utilizziamo molto quando mangiamo pesce” racconta Paolo. È un classico vino estivo: fresco, fruttato e godibile, ma con una sua personalità e complessità, come nelle vivaci note di biancospino.

Cirò Rosato. “È la tipologia più bevuta in Calabria, e dunque è un’etichetta strategica per noi”, spiega Paolo. In effetti, si sente la personalità de vino, la sua freschezza ma anche la sua complessità e la nota tannica che dà nervo. Di sicuro non è il rosato in stile provenzale: anche il colore non è il classico “velo di cipolla”, ma un po’ più carico. “È un vino che accompagna tutta la nostra cucina che è abbastanza decisa – sorride Librandi – e ha un’acidità che lo sostiene molto. È un vino da tutto pasto”.

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