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Negli Stati Uniti spopola il vino low alcol. E l’Italia si impone con un unico marchio

Quattro bottiglie di vino italiano su dieci sono a bassa gradazione alcolica e fanno capo a un unico gruppo che ha aumentato il proprio business del 500% in appena sette anni

  • 13 Novembre, 2023

Se nella Gdo americana le vendite di vino italiano restano in terreno negativo, c’è un fenomeno da tenere d’occhio: tra i vini fermi 4 bottiglie tricolore su 10 sono low alcol. Ma la cosa più sorprendente è che si tratta di prodotti che fanno capo ad un unico marchio: Stella Rosa della Riboli Family con sede in California, passato – secondo Impact Databank – da un milione di casse del 2015 a oltre 7,2 milioni del 2021. Cosa li ha fatti crescere così tanto? Profili di gusto più accessibili (perfino con aromi alla frutta) e bassa gradazione alcolica (si arriva fino ai 5 gradi). La strada è, dunque, segnata?

In particolare, su un totale di 906 milioni di euro relativo agli acquisti di “table wines” italiani (vini fermi e frizzanti, esclusi spumanti), il brand americano somma vendite per 341 milioni di euro, con un’incidenza sul venduto della tipologia al 38% sia a valore sia a volume. Prezzo medio 13,40 euro contro 13,88 euro dei vini “tradizionali”. Si tratta per lo più di prodotti semidolci e frizzanti provenienti dal Piemonte che in Italia non potrebbero neanche definirsi vini, vista la bassa gradazione alcolica.

Uiv: “Oggi il mercato chiede anche prodotti più laici”

“Il fenomeno”, è il commento del segretario generale di Unione italiana vini Paolo Castelletti, “deve far riflettere la nostra filiera, perché è la sintesi delle potenzialità multitarget del vino in una fase di forte transizione dei trend di consumo. Il modello italiano” ha aggiunto Castelletti “rimane chiaramente quello tradizionale dell’alta qualità e del sistema delle denominazioni, ma ciò non esclude l’apertura verso forme produttive più “laiche”, con “contaminazioni” che assecondino una domanda giovane sempre più disimpegnata e spesso attenta al grado alcolico. Il player statunitense, sfruttando anche il brand Italia, negli ultimi 7 anni ha aumentato il proprio business del 500% e non è certo un caso”.

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La più autorevole guida del settore dell’enologia italiana giunge quest’anno alla sua 37sima edizione. Vini d’Italia è il risultato del lavoro di uno straordinario gruppo di degustatori, oltre sessanta, che hanno percorso il Paese in lungo e in largo per selezionare solo i migliori: oltre 25.000 vini recensiti prodotti da 2647 cantine. Indirizzi e contatti, ma anche dimensioni aziendali (ettari vitati e bottiglie prodotte), tipo di viticoltura (convenzionale, biologica, e biodinamica o naturale), informazioni per visitare e acquistare direttamente in azienda, sono solo alcune delle indicazioni che s’intrecciano con le storie dei territori, dei vini, degli stili e dei vignaioli. Ogni etichetta è corredata dall’indicazione del prezzo medio in enoteca, delle fasce di prezzo, e da un giudizio qualitativo che si basa sull’ormai famoso sistema iconografico del Gambero Rosso: da uno fino agli ambiti Tre Bicchieri, simbolo di eccellenza della produzione enologica. che quest’anno sono 498.

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