Sul mensile Gambero Rosso di ottobre 2023 abbiamo dedicato un ampio servizio a una delle zone che più ci aveva colpito durante le degustazioni per la guida Vini d’Italia di Gambero Rosso 2024. Si tratta della Romagna, che qualche mese prima aveva vissuto il dramma delle alluvioni che, tra acqua e fango, avevano cancellato buona parte della vita delle popolazioni di quei territori.
Le motivazioni che ci hanno portato ad accendere un riflettore su questo territorio, in passato forse troppo bistrattato, vanno cercate non solo nella crescita qualitativa dei vini, che nell’ultimo decennio è stata esponenziale; ma soprattutto nel percorso identitario che i vignaioli stanno portando avanti ormai da qualche lustro.
Parlare di Romagna Sangiovese è un po’ riduttivo: significa mettere dentro un unico calderone sia la viticoltura di pianura, dove forse ancora c’è un po’ di lavoro da fare, e la più virtuosa viticoltura di collina. Del resto quando parliamo di Romagna, ci riferiamo a un territorio piuttosto vasto e diversificato, che va dalla Costa Adriatica agli Appennini, che ne disegnano il confine sud-occidentale.
È per questo che nel 2011 si è sentita l’esigenza di suddividere in maniera più precisa il territorio, mettendo in atto dei meccanismi che, fino a quel momento, avevamo visto praticamente solo in Piemonte: nel disciplinare di produzione del Romagna Sangiovese sono state introdotte le “Rocche”, ovvero le sottozone che cercano di circoscrivere le peculiarità territoriali, altitudini, suoli, microclimi, che poi si dovrebbero riscontrare nel calice. Da 12 che erano, oggi ne contiamo 16: Bertinoro, Brisighella, Castrocaro, Cesena, Coriano, Imola, Longiano, Marzeno, Meldola, Mercato Saraceno, Modigliana, Oriolo, Predappio, San Clemente, Serra, Verucchio.
La cosa che ci ha colpito però, non è tanto l’aver dato vita a questo sistema, quanto il fatto che questo sia il risultato di un’azione portata avanti dalle aziende in sinergia; il cambiamento non è avvenuto solo all’interno del disciplinare, ma proprio nella mentalità dei viticoltori, non tutti ovviamente, ma abbastanza per dare una scossa a un intero territorio.
E quindi ci siamo trovati davanti a calici sempre più identitari, caratteriali, autentici, vini che, per il loro prezzo vantaggioso rispetto all’elevata qualità, abbiamo avuto modo di recensire nella guida Berebene 2024 di Gambero Rosso con una valutazione superiore ai 90 punti e che costano meno di 20 euro. Si tratta di una piccola lista di sette vini, in cui ben sei riportano la sottozona: se volete iniziare l’esplorazione enoica della Romagna, questo è sicuramente un ottimo punto di partenza.
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La più autorevole guida del settore dell’enologia italiana giunge quest’anno alla sua 37sima edizione. Vini d’Italia è il risultato del lavoro di uno straordinario gruppo di degustatori, oltre sessanta, che hanno percorso il Paese in lungo e in largo per selezionare solo i migliori: oltre 25.000 vini recensiti prodotti da 2647 cantine. Indirizzi e contatti, ma anche dimensioni aziendali (ettari vitati e bottiglie prodotte), tipo di viticoltura (convenzionale, biologica, e biodinamica o naturale), informazioni per visitare e acquistare direttamente in azienda, sono solo alcune delle indicazioni che s’intrecciano con le storie dei territori, dei vini, degli stili e dei vignaioli. Ogni etichetta è corredata dall’indicazione del prezzo medio in enoteca, delle fasce di prezzo, e da un giudizio qualitativo che si basa sull’ormai famoso sistema iconografico del Gambero Rosso: da uno fino agli ambiti Tre Bicchieri, simbolo di eccellenza della produzione enologica. che quest’anno sono 498.
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