I viaggi compiuti dai vitigni sono quasi sempre difficili da seguire. Ci sono luoghi, però, dove questi spostamenti sono più facili da rintracciare; uno di questi è il Molise. Se andiamo ad analizzarne la tavolozza ampelografica, infatti, ci accorgiamo immediatamente di quali sono i vettori attraverso i quali si sono spostate le uve che la compongono. Da nord hanno viaggiato verso sud il montepulciano e il trebbiano; in direzione opposta invece si sono spostati, il fiano, l’aglianico e la falanghina.
Come risaputo, l’unico vero autoctono del Molise è la tintilia: sono molti ormai gli attori che si cimentano nella lettura di questo vitigno, con risultati che sono sempre più interessanti. Tra questi annoveriamo sicuramente anche Tenute Martarosa.
Dopo la laurea e il lavoro fuori regione, Michele Travaglini, nel 2014, decide di tornare in Molise. A Campomarino la sua famiglia, sia quella materna sia quella paterna, aveva una lunga tradizione vitivinicola risalente al 1938. Michele decide di riprendere in mano quella storia e nel 2016 i frutti della vendemmia per la prima volta non vengono venduti ma vinificati.
(Ri)Nasce, così, Tenute Martarosa: l’azienda attualmente può contare su un vigneto di una ventina di ettari in cui trovano posto montepulciano, malvasia, trebbiano ma soprattutto la tintilia.
Le annate sempre più calde che si stanno susseguendo di certo non aiutano la tintilia nel trasformarsi in vini dotati di equilibrio. Sta alla mano dei produttori riuscire nel difficile compito di armonizzare le varie componenti per riuscire a garantire bevibilità senza pesantezza. Ci sembra che Michele sia sulla strada giusta: ed è per questo che abbiamo voluto valorizzare il suo lavoro con il Premio Regionale Qualità Prezzo assegnato dalla guida Berebene 2025 del Gambero Rosso.
La sua Tintilia ’21, che ha raggiunto anche le nostre degustazioni finali, aggiudicandosi Due Bicchieri Rossi, è davvero molto interessante: profuma di ciliegia matura e frutti di bosco; in bocca torna su un frutto striato da sfumature appena terrose a dare complessità a un sorso efficace e di buona profondità.
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La più autorevole guida del settore dell’enologia italiana giunge quest’anno alla sua 37sima edizione. Vini d’Italia è il risultato del lavoro di uno straordinario gruppo di degustatori, oltre sessanta, che hanno percorso il Paese in lungo e in largo per selezionare solo i migliori: oltre 25.000 vini recensiti prodotti da 2647 cantine. Indirizzi e contatti, ma anche dimensioni aziendali (ettari vitati e bottiglie prodotte), tipo di viticoltura (convenzionale, biologica, e biodinamica o naturale), informazioni per visitare e acquistare direttamente in azienda, sono solo alcune delle indicazioni che s’intrecciano con le storie dei territori, dei vini, degli stili e dei vignaioli. Ogni etichetta è corredata dall’indicazione del prezzo medio in enoteca, delle fasce di prezzo, e da un giudizio qualitativo che si basa sull’ormai famoso sistema iconografico del Gambero Rosso: da uno fino agli ambiti Tre Bicchieri, simbolo di eccellenza della produzione enologica. che quest’anno sono 498.
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