Nulla di fatto tra Ue-Australia in materia di negoziati sul libero commercio. La riunione tenuta a Osaka, a margine del vertice del G7 dei ministri del Commercio lo scorso 30 ottobre, non ha portato alcun risultato concreto. Anzi, ha allontanato le due parti che già a luglio si erano confrontate, ma senza esito, in un percorso che ormai dura da circa cinque lunghi anni. Per lo storico accordo non sono bastati, dunque, oltre 15 incontri negoziali e probabilmente si dovrà attendere ancora qualche anno. Anche perché nel 2025 l’Australia andrà alle elezioni parlamentari, come ha ricordato lo stesso ministro dell’Agricoltura australiano, Murray Watt, sottolineando che per la ripresa del dialogo occorrerà attendere.
La discussione in terra giapponese, che ha visto attorno a un tavolo i Commissari Ue all’Agricoltura e al Commercio, Valdis Dombrowskis e Janusz Wojciechowski, e il ministro australiano all’Agricoltura, Don Farrell, si è arenata sui temi agroalimentari.
L’Australia chiede all’Ue di poter commercializzare in Europa le sue carni, forte di un’industria che esporta già il 67% del prodotto ma che sta cercando sbocchi importanti nel Vecchio Continente sopratutto per ovini e bovini (il settore vale oltre 10 miliardi di dollari australiani). Dal canto suo, l’Europa chiede all’Australia di attivare la protezione su un ampio elenco di prodotti a Indicazione geografica, da quelli caseari (come il Parmigiano Reggiano) a quelli vitivinicoli (tra cui il Prosecco).
Per i produttori aussie, il fallimento dei negoziati di libero scambio è un successo, in quanto potranno proseguire a utilizzare in etichetta i nomi dei vitigni che in Europa sono tutelati e protetti (qui per un aggiornamento sulla norma anti Prosek croato). La loro posizione è nota: il prosecco è un vitigno e il vino Prosecco si produceva in Australia prima che l’Europa decidesse nel 2009 di registrare e proteggere una Ig dal nome Prosecco ottenuta con un’uva chiamata glera. E tirano un sospiro di sollievo soprattutto le cantine che dalle vendite di Prosecco stanno ottenendo in questi anni grandi vantaggi: “In un periodo in cui l’industria vitivinicola nazionale ha sofferto la paralisi del commercio (soprattutto dopo la guerra dei dazi con la Cina; ndr), la pandemia e gli effetti della crisi climatica”, ha dichiarato Lee McLean, ceo di Australian grape and wine, “la crescita del Prosecco ha rappresentato la luce per molti produttori” (nei giorni scorsi uno schiraz australiano da 20 dollari è stato nominato il migliore al mondo).
Per il Consorzio di tutela della Doc Prosecco, che tiene a sottolineare che lo spumante italiano è il diretto responsabile della sospensione dei negoziati, l’atteggiamento dei produttori australiani è “incomprensibile” dal momento che “si ostinano a opporre il riconoscimento della nostra Ig, nonostante gran parte dei paesi importatori abbiano già protetto la nostra denominazione, non ultimi Nuova Zelanda e Cina, due dei più importanti mercati per il vino australiano”.
L’articolo è stato pubblicato sul Settimanale Tre Bicchieri del 2 novembre 2023
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