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"Invasione di cinghiali? Dalle istituzioni solo silenzio tombale". L'allarme di un vignaiolo palermitano

Il problema dei cinghiali in Sicilia ha messo in ginocchio l'azienda di Francesco Calderone che intende fare causa alla regione per ottenere un risarcimento

  • 02 Ottobre, 2024

«Oltre 700mila euro di danni negli ultimi cinque anni. Ho chiesto aiuto alle istituzioni pubbliche, ma nessuno vuole darmi una mano», dice Francesco Calderone, proprietario della cantina Buceci Vini nel palermitano. «I cinghiali giorno dopo giorno si stanno mangiando l’uva che serve per produrre il mio vino da vendere al pubblico». I vigneti di Calderone per anni sono stati ripetutamente devastati dall’invasione dagli animali, solo nel 2024 sono andati perduti «il 75% del Nero d’Avola, il 25% del Pinot Nero, il 30% del Catarratto, il 15% dello Syrah, il 40% del Nerello Mascalese e dell’Inzolia» si legge nel documento spedito via pec dall’imprenditore a carabinieri, guardia forestale e istituzioni regionali competenti. 

Un disastro «che comporterà problemi non solo per la produzione, ma anche per i lavoratori che nonostante l’impegno giorno e notte nel cercare di cacciare i cinghiali dall’area coltivata, non riescono a fare fronte alle decine e decine di animali pericolosi per la loro aggressività». Tuttavia, nonostante la reiterata situazione, «nessuna risposta». Un silenzio che ha portato il produttore a una decisione drastica. «Ho diritto a un forte risarcimento e la Regione siciliana ne dovrà rispondere di fronte ai magistrati».

Quello dei cinghiali non è un problema recente…

No, inizia tutto nel 2019. Ho segnalato immediatamente il problema al distaccamento forestale, riferendo della loro pericolosità, ma nessuno venne a controllare niente. Nel 2020 ho addirittura subito un attacco.

Un attacco?

Ho circa 60 ettari di vigneti e giro tra i filari per controllare lo stato di maturazione delle uve. Sono sceso dal trattore ed è spuntato un branco di cinghiali. Mi sono ritrovato circondato e sono stato costretto a salire sul cofano del trattore per via dell’atteggiamento aggressivo che mostravano. Segnalai tutto a ben 20 indirizzi predisposti. Neanche in quella occasione si fece vedere nessuno.

Un problema che si è ripresentato quest’anno.

Di giorno sono in mezzo ai boschi limitrofi agli appezzamenti, mentre di notte entrano nei vigneti e si mangiano l’uva. Quest’anno per dissuaderli ho fatto girare di notte i miei trattori, ma ho terreni vitati a circa mille metri di altitudine, con terreni scoscesi, quindi è pericoloso per chi guida. Nel momento in cui abbiamo smesso è iniziato nuovamente l’assalto. 

Ha provato a tenerli lontano utilizzando altri metodi?

Ho circondato i filari con reti e filo elettrico e in entrambi i casi sono stati abbattuti dai cinghiali. Quando l’uva arriva a maturazione fanno una strage: o mangiano il grappolo intero o tirano via una manciata di acini e il resto imputridisce. Ho una foto con un tappeto di acini per terra che lo testimonia. 

A quanto ammonta l’uva persa?

Cinquecento quintali di uva sono state mangiati quest’anno, ma arriviamo a 8mila quintali di uva se mettiamo nel conto gli scorsi anni. Oggi la situazione è che non riesco più a reggermi dal punto di vista economico. Ho 40 persone che lavorano con me, il gasolio per i trattori e tutte le spese necessarie per portare avanti l’azienda e non riesco a raccogliere nulla. Poi ci sono i danni ai vigneti.

Cioè?

Durante le incursioni hanno “estirpato” complessivamente un ettaro e mezzo-due ettari di viti. Parliamo 6.500 piante. Mangiate per intero. I 700mila euro riguardano solo uva, il danno in vigna non l’ho ancora quantizzato, come l’abbattimento delle recinzioni, dei fili elettrici, e così via. Chi mi sta tutelando? Nessuno. C’è una totale assenza delle istituzioni della regione. 

Hanno avuto qualche seguito le sue segnalazione?

Le segnalazioni le ho fatte sempre tramite pec e nessuno ha mai proposto una soluzione. Un problema creato dalla regione stessa.

Si spieghi meglio.

Si tratta di un progetto di ripopolazione degli ungulati iniziato alla fine degli anni Novanta. Il problema è che gli ungulati qui non hanno un antagonista e con l’andare del tempo si sono riprodotti a dismisura. Ogni anno una figliata di almeno 5-6 elementi e si moltiplicano esponenzialmente. È un problema ormai di grandi proporzioni: a una agricoltrice hanno distrutto 5mila piantine di melone, a un altro hanno distrutto 20 ettari di mandorleto, un contadino è stato aggredito è ha riportato ferite alle gambe. Una situazione grave non solo per i danni agricoli, ma perché è diventata pericolosa per la nostra incolumità. Dalle istituzioni c’è in risposta solo un silenzio tombale. 

Nonostante le denunce?

Non tutti fanno segnalazioni. Esorto a farle e la gente comincia a capire come agire. Non siamo stati guidati in maniera saggia da qualcuno; l’agricoltore non ha conoscenza che può segnalare e può essere risarcito. 

Parlando dei risarcimenti, cosa prevede la legge?

Il regolamento comunitario prevede che l’agricoltore possa essere risarcito nella misura massima di 25mila euro nell’arco di 3 anni, ma solo una volta. Sono stato costretto a fare causa alla regione. Perché il futuro non lo vedo. Come faccio a vederne uno con le tante spese che devo affrontare e danni riportati. Non mi regala niente nessuno. Ho dato fondo alle mie risorse, non ho più niente. Ho smobilitato tutto per salvare l’azienda, ma ormai ho un problema oggettivo di sopravvivenza della mia azienda agricola.

Come pensa che finirà la causa civile?

La regione è già stata condannata una volta per la morte di un agricoltore dilaniato dai cinghiali ed è responsabile della loro presenza. Insomma, è ben identificato il responsabile della gestione dei cinghiali. Nel mio caso è stata una scelta obbligata. Non mi sveglio con la voglia di fare causa, ma con quella di lavorare, ma se non posso farlo devo trovare un modo. Qualcosa devo fare. Anche perché la mia azienda non voglio perderla per via di qualcuno che non sa gestire un problema del genere.

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<<<< Questo articolo è stato pubblicato su Trebicchieri, il settimanale economico di Gambero Rosso.

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