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Ecco come la comunità vinicola affronta i terribili incendi di Los Angeles

Ancora fuori controllo la situazione a Los Angeles, con oltre 170mila persone costrette ad abbandonare le proprie case, perdendo così anche le loro attività commerciali, tra cui wine bar, locali e sale degustazioni di aziende vinicole

  • 19 Gennaio, 2025

Nella notte del 7 gennaio, le fiamme si sono alzate improvvisamente lungo le colline delle Pacific Palisades – il quartiere residenziale tra Santa Monica mountains e l’oceano Pacifico – la vicina Malibu e l’Eaton Canyon. Tim Perr, proprietario della Pali Wine Co, una nota sala di degustazioni della west coast, ha osservato impotente mentre il fuoco prendeva la sua casa e il suo negozio. È un deja-vu tragico per una comunità che da anni convive con la minaccia degli incendi boschivi. Per ora, il conto delle vittime arriva ad almeno 27, e oltre 170mila persone sono ancora soggette a ordini di evacuazione e molti degli sfollati dovranno aspettare almeno un’altra settimana per tornare nei loro quartieri devastati per valutare i danni, poiché il materiale pericoloso è ancora in fase di rimozione. Per alcuni, il ritorno a casa è lontano mesi.

Il Meadowood in fiamme

Los Angeles tra le fiamme

Gli incendi hanno devastato oltre 50mila ettari di territorio, costringendo 170mila persone ad abbandonare le proprie case. Tra queste, sommelier, produttori e personale delle sale di degustazione si sono trovati a dover salvare le proprie vite e sostenere una comunità colpita al cuore. A Malibu, il Rosenthal wine bar & patio, un noto locale sulla spiaggia, è stato completamente distrutto. «Siamo ancora sotto shock», scrive la direzione sui social, annunciando una campagna di raccolta fondi per sostenere il personale. Nonostante la devastazione, però, i vigneti sono stati risparmiati. Le fiamme hanno infuriato lungo la denominazione Malibu Coast, ma le vigne di quella regione sono state per lo più decimate da incendi precedenti, in particolare il Woolsey fire del 2018. «Le nostre viti sono miracolosamente intatte», spiega su Wine Enthusiast Amanda Greenbaum di Aja Vineyards, un’azienda vinicola che aveva già resistito dall’incendio precedente, «Ma siamo tra i pochi».

La solidarietà della comunità vinicola

Nel mezzo della tragedia, la comunità vinicola si è unita. C’è stata un’ondata di sforzi di soccorso da parte di tutta la comunità alberghiera di Los Angeles e oltre, soprattutto perché così tanti importanti professionisti della ristorazione e del vino sono stati colpiti. A Santa Monica, Aja Vineyards ha organizzato una raccolta fondi per i dipendenti del Rosenthal wine bar, mentre Pali Wine Co. ha raccolto alimenti a lunga conservazione e pasti pronti da consumare in tutte le sue sale di degustazione nella California meridionale, da Santa Barbara ad Anaheim e San Diego per dare un luogo sicuro alle famiglie sfollate. Anche Angeleno wines, azienda leader nella rinascita del settore vinicolo urbano, ha mobilitato risorse. «Stiamo offrendo iscrizioni gratuite al wine club e consegne di vino ai membri colpiti», racconta la co-proprietaria Amy Luftig, volontaria presso la Ymca (Associazione Cristiana dei Giovani). Mentre Mark Blatty, di Byron Blatty wines, sottolinea l’importanza di tornare alla normalità: «Riaprire la sala degustazione di Highland Park è un modo per offrire alla gente un rifugio, un luogo dove ricominciare».

Il conto dei danni

Tim Perr, che ha perso i quattro uffici della sua società di consulenza vinicola, teme che la strada verso la ripresa sarà lunga e difficile. «La sottoassicurazione è un problema enorme», spiega a Wine Enthusiast. Con i costi di ricostruzione in rapido aumento, molte famiglie non potranno permettersi di ricostruire; si stima infatti che le ricostruzioni costino dai 300 ai 400 dollari per metro quadrato: «Ci vorranno almeno dieci anni per riportare la zona alla normalità». La comunità del vino, però, non si arrende. Tra raccolte fondi su GoFundMe, eventi benefici e il supporto di organizzazioni come la United sommeliers foundation, i professionisti del settore stanno facendo fronte comune. «Non possiamo fermarci ora», afferma Erik Segelbaum, vicepresidente della fondazione.

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