Notizie / Vino / Il Consorzio del Lambrusco risponde ai fuoriusciti: “Delusi ma aperti al dialogo. Ricorso legale sul nome? Ipotesi estrema”

L'intervista

Il Consorzio del Lambrusco risponde ai fuoriusciti: "Delusi ma aperti al dialogo. Ricorso legale sul nome? Ipotesi estrema"

Il direttore Savorini: "Lavoriamo per farli rientrare". Ma l'ente di tutela potrebbe far valere il regolamento Ue a tutela delle Ig e chiedere il cambio di logo e nome alla neonata associazione, come nel precedente caso delle Famiglie dell'Amarone

  • 04 Aprile, 2025

C’è rammarico nella stanze del Consorzio tutela Lambrusco, c’è la disponibilità al dialogo per provare a ricucire lo strappo, ma c’è anche la consapevolezza che un grande ente che opera in regime di erga omnes può scegliere la via più dura, più antipatica, rappresentata dalla causa legale a tutela di un marchio protetto dall’Unione europea, che col recente regolamento 2024/1143 sulle Indicazioni geografiche ha addirittura rafforzato il ruolo delle organizzazioni professionali nelle azioni a difesa di una denominazione.

La nascita de I Custodi del Lambrusco, associazione composta da 26 aziende tra Modena e Reggio Emilia e presentata lo scorso 31 marzo, è quasi un fulmine a ciel sereno nello storico distretto spumantistico della Pianura Padana. Una spaccatura che apre degli interrogativi importanti, in un momento in cui il settore vitivinicolo deve affrontare il grave problema dei dazi imposti dagli Stati Uniti.

Giacomo Savorini, direttore Consorzio Lambrusco

L’analogia con le Famiglie dell’Amarone

L’iniziativa dei Custodi parte da una legittima necessità di distinguersi e puntare l’accento sull’artigianalità, ma questa mossa presenta delle strette – anzi strettissime – analogie con la nota vicenda giudiziaria tra Consorzio Valpolicella ed ex Famiglie dell’Amarone, costrette nel 2021 a ripiegare sul nome di Famiglie Storiche (e la telenovela non è ancora conclusa). Il copione appare già scritto: aziende scontente, prevalentemente medio-piccole, che abbandonano un ente che include, tra gli associati, grandi cantine sociali, con l’obiettivo di promuovere in maniera differente una Dop di grande fama, che però li accomuna tutti. Giacomo Savorini, direttore del Consorzio Lambrusco, lo dice prima di iniziare la sua intervista col settimanale Tre Bicchieri: «Il primo sentimento è di grande rammarico per quanto accaduto». Del resto, dall’ente consortile sono usciti pezzi importanti. Ma se traspare l’amarezza e, allo stesso tempo, l’assenza di intenti vendicativi, c’è anche la consapevolezza di avere saldamente il coltello dalla parte del manico.

© Francesco Vignali Photography

Partiamo dai numeri. Avete perso oltre 20 associati, che sono confluiti ne I Custodi del Lambrusco. Qual è il peso, a volumi, delle imprese fuoriuscite?

Oggi, il Consorzio Lambrusco conta 35 soci diretti, mentre quelli indiretti sono migliaia considerando i conferitori delle cantine sociali. Prima dell’uscita eravamo quasi sessanta. Ma la rappresentanza non è assolutamente in discussione, che resta ampia ai fini normativi, considerando che abbiamo perso il 10% dei volumi del Lambrusco.

Come spiega questo problema interno?

Innanzitutto, il fatto ci rammarica molto, arriva in un momento difficile in cui dobbiamo affrontare il tema dei dazi negli Usa e impone una riflessione interna. Poi, sorprende il fatto che l’uscita di queste imprese arrivi in un momento in cui il Cda del Consorzio riteneva che l’attività promozionale fatta in questi anni fosse buona. Basti pensare che proprio quelle imprese hanno partecipato all’ultimo evento collettivo nel novembre 2024. Aggiungo che nel post-pandemia, il Consorzio ha applicato sconti sulle quote di partecipazione agli eventi in maniera inversamente proporzionale rispetto ai volumi prodotti.

Avete capito le motivazioni profonde di questa scelta?

Il Consorzio ha fatto in modo che i vini scelti per partecipare agli eventi internazionali fossero indipendenti dal nome dell’azienda che li produceva. Forse, ciò ha rappresentato una rottura di certe dinamiche e di certi schemi del passato e aver creato qualche dissapore. Inoltre, la crisi generale del settore vino ha fatto in modo che lo stare tutti insieme non sia visto come elemento di forza, in questo momento storico.

A una prima lettura, sembrerebbe si tratti della consueta rivalità tra piccoli produttori e grandi cantine all’interno dei Consorzi.

Superficialmente, può essere letta come un’opposizione tra cantine cooperative e piccole imprese. Di fatto, è una distinzione che non esiste. Basti pensare a nomi importanti rimasti nel Consorzio come – ne cito solo alcuni – Paltrinieri, Corte Manzini, Cantine Lombardini, Bellei, Tenuta Galvana. Possiamo forse non considerare queste imprese come custodi del Lambrusco? E cosa dire di Sandro Cavicchioli?

Aggiungiamo che il Consorzio aveva appena annunciato l’entrata in vigore del nuovo disciplinare…

Esattamente. Siamo partiti nel 2019 per arrivare al risultato nel dicembre 2024. E il Consorzio, oltre ad aver ridotto le rese sulle Doc, ha accolto le richieste proprio di quelle piccole aziende del territorio del Grasparossa, creando la sottozona Monte Barello. Ciononostante, la scissione c’è stata.

Il Consorzio ha le carte in mano per intentare una causa legale nei confronti de I Custodi del Lambrusco, per un utilizzo non autorizzato del nome della Ig, come accadde tra Consorzio Valpolicella e Famiglie dell’Amarone.

Sto lavorando perché la cosa rientri senza arrivare a determinati estremi. Ma è chiaro che basta ricordare quanto accaduto in Veneto qualche anno fa per capire che la questione è estremamente delicata. Come in tutte le famiglie, si attraversano delle crisi e l’ultima nostra volontà è fare una causa.

Quindi le porte restano aperte?

Non siamo permalosi. Politicamente, le porte sono sempre aperte. Lavoriamo per ricompattarci e spero rientrino.

E all’imminente Vinitaly che succederà?

Mentre abbiamo collaborato coi Custodi nell’ospitalità di alcuni giornalisti sul territorio, abbiamo anche chiesto loro una selezione di vini per gli “speed tasting” che il Consorzio proporrà al prossimo Vinitaly, ma non li hanno messi a disposizione. Purtroppo, la nostra proposta non ha avuto adesioni. Altri produttori, invece, hanno aderito pur non essendo iscritti.

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