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Il Bordeaux in lattina, i nuovi barbari e lo spirito del tempo. Perché non chiudere gli occhi sul climate change e sui gusti della GenZ

Ammettiamolo. Non è un problema di se, e nemmeno di quando, ma solo di come. Il mondo è cambiato. E quindi anche il vino dovrà farlo. Occorre solo decidere se darsi da fare e gestire questo cambiamento oppure restare fermi, e subirlo – come in parte sta accadendo da ormai parecchi anni. Clima e tecnologie […]

  • 19 Aprile, 2024

Ammettiamolo. Non è un problema di se, e nemmeno di quando, ma solo di come. Il mondo è cambiato. E quindi anche il vino dovrà farlo. Occorre solo decidere se darsi da fare e gestire questo cambiamento oppure restare fermi, e subirlo – come in parte sta accadendo da ormai parecchi anni.

L’editoriale del direttore del Gambero Rosso è disponibile integralmente nel mensile in edicola

Clima e tecnologie

Il momento è delicatissimo. I cambiamenti climatici, lo sviluppo tumultuoso delle nuove tecnologie, la rivoluzione dei sistemi di comunicazione, la mutazione che ha stravolto la nostra società ormai ossessionata dalla velocità e da una vocazione inquietante al consumo immediato, impongono scelte industriali e culturali radicali. Così come scelte radicali sono imposte dai gusti delle nuove generazioni decisamente più inclini rispetto al passato verso un vino leggero, diverso, pronto e sostenibile. Non è solo una questione di stile, ma anche di contenuto. Si potrebbe dire quasi ideologica. E gli espianti dei vigneti in Francia (ma anche in Italia) e le giacenze nelle cantine di tutto il mondo stanno lì a dimostrarne la profondità.

Scenario complesso

In uno scenario così complesso, un errore di valutazione potrebbe costare caro al mondo del vino. Basta guardare a quello che è successo in altri ambiti per capirlo. Si pensi alla crisi ormai cronica dell’informazione. Ignorando segnali chiarissimi, editori e giornalisti hanno continuato per lungo tempo a considerare il digitale come una sorta di ghetto, un mondo di serie b in cui non valeva la pena investire troppe risorse. In un misto di snobismo, paura e pigrizia, hanno preferito continuare a puntare sul cartaceo (che un suo perché in effetti ce l’aveva, e ce l’ha tutt’ora) come unico mezzo possibile per fare della buona informazione. Ma hanno finito per ignorare i “lettori digitali”, i nuovi lettori, trattandoli come fossero un’orda di minacciosi barbari. E alla lunga il banco è saltato.

Oltre gli snobismi

Ecco, è proprio contro quello snobismo e contro quella paura che abbiamo deciso di dedicare la copertina del Gambero Rosso di questo mese alla necessità di cambiare. O, più precisamente, di guidare il cambiamento: perché se è vero che non bisogna aver paura del futuro, è altrettanto vero che non si può pensare di cancellare con un colpo di spugna il passato. Un giorno, forse, il Bordeaux in lattina (come quello della nostra copertina) sarà una realtà, ma il caro vecchio Barolo avrà sempre il suo spazio. Anche nel cuore dei barbari, che alla fine non sono barbari ma solo persone del loro tempo. Anzi del nostro.

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La più autorevole guida del settore dell’enologia italiana giunge quest’anno alla sua 37sima edizione. Vini d’Italia è il risultato del lavoro di uno straordinario gruppo di degustatori, oltre sessanta, che hanno percorso il Paese in lungo e in largo per selezionare solo i migliori: oltre 25.000 vini recensiti prodotti da 2647 cantine. Indirizzi e contatti, ma anche dimensioni aziendali (ettari vitati e bottiglie prodotte), tipo di viticoltura (convenzionale, biologica, e biodinamica o naturale), informazioni per visitare e acquistare direttamente in azienda, sono solo alcune delle indicazioni che s’intrecciano con le storie dei territori, dei vini, degli stili e dei vignaioli. Ogni etichetta è corredata dall’indicazione del prezzo medio in enoteca, delle fasce di prezzo, e da un giudizio qualitativo che si basa sull’ormai famoso sistema iconografico del Gambero Rosso: da uno fino agli ambiti Tre Bicchieri, simbolo di eccellenza della produzione enologica. che quest’anno sono 498.

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