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Il confronto

I dazi di Trump non fermeranno i buyer statunitensi: a Vinitaly attesi tremila operatori da Oltreoceano

La fiera di Verona potrebbe essere il primo vero momento di confronto con gli importatori Usa dopo la guerra commerciale dichiarata da Washington

  • 04 Aprile, 2025

I dazi imposti da Trump non fermano gli operatori Usa in partenza per Verona. A Vinitaly infatti saranno presenti oltre 3000 buyer statunitensi che parteciperanno alla 57esima edizione della manifestazione. Alla vigilia della nuova edizione di Vinitaly lo scenario per il futuro del vino italiano diventa sempre più complesso. Dopo l’annuncio di Trump sui dazi reciproci al 20% «si apre uno scenario incerto che impatterà sulla geografia del nostro export» dice Adolfo Rebughini, direttore generale di Veronafiere.

Le delegazioni Usa a Vinitaly

Nelle delegazioni di operatori Usa a Vinitaly, saranno presenti anche i 120 top buyer statunitensi (10% del contingente totale del piano di incoming 2025) selezionati, invitati e ospitati da Veronafiere e Ice, provenienti prevalentemente da Texas, Midwest, California, Florida e New York. Numeri che replicano le presenze dell’anno scorso e che portano una cauta e lieve ventata di ottimismo.  «La presenza degli operatori statunitensi è una notizia incoraggiante per le aziende e per Vinitaly», dice Rebughini.

L’opportunità del confronto

Una partecipazione che invia un segnale importante al vino italiano, dopo le presenze statunitensi ridottissime nella recente fiera di Düsseldorf, Prowein. Se non altro sarà un momento di confronto su eventuali strategie da seguire. Si veda a tal proposito, la proposta di Unione italiana vini di fare accordi con i buyer per assorbire le tariffe extra e non riversarle sul consumatore finale.

«Condividiamo le preoccupazioni del settore e per questo mettiamo a disposizione delle organizzazioni la piattaforma di Vinitaly per facilitare eventuali accordi diretti tra imprese, associazioni italiane e importatori-distributori del nostro primo mercato di destinazione extra Ue» conclude Rebughini.

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