“Campania felix”. Così i romani chiamavano questa regione a motivo della sua prorompente fertilità. Già autori come Plinio il Vecchio e Virgilio ne lodavano la tradizione vinicola. Non per niente uno dei vini più celebri dell’epoca, il Falerno, era prodotto proprio in questa regione.
Qui ci concentriamo sui vini bianchi della Costa d’Amalfi – famosa dal punto di vista paesaggistico e turistico – con fragranze mediterranee e suggestioni iodate più che evidenti, che accompagnano con rara grazia la cucina non solo di pesce da provare nei ristoranti della zona, La Doc Costa d’Amalfi comprende le tre sottozone di Ravello, Furore e Tramonti – aree da sempre vocate all’agricoltura in generale e viticoltura in particolare -, alquanto diverse per esposizioni e microclima.
I comuni che ricadono nella Doc sono tredici, tutti in provincia di Salerno. Sono previste le tipologie Rosso, Bianco e Rosato. Il Rosso e il Rosato sono frutto dell’uvaggio di piedirosso e/o sciascinoso (detto anche olivella) e aglianico in percentuale minima del 60%, più altri vitigni autorizzati fino a un massimo del 40%. Il Bianco è ottenuto da uve falanghina, localmente nota come bianca zita (percentuale non inferiore al 40%), e biancolella, detta anche bianca tenera (almeno il 20%), più altre uve locali non aromatiche della provincia di Salerno (massimo 40%).
La produzione massima consentita di uva per ettaro è di 110 quintali per Rosato e Rosso e 120 quintali per il Bianco; le quantità sono ridotte nelle sottozone (rispettivamente 90 e 100 quintali), con grado alcolico che passa da 10° a 10,5° per il Bianco e da 11° a 11,5° per il Rosso, a tutto vantaggio della qualità per i vini delle sottozone.
Ecco i vini bianchi Costa d’Amalfi che hanno ottenuto i Tre Bicchieri o i Due Bicchieri Rossi, essendo arrivati in finale durante le degustazioni per la guida Vini d’Italia di Gambero Rosso 2024
Il Selva delle Monache 2022 di Ettore Sammarco è il solito bianco mediterraneo di razza. Ampio e fragrante nei toni di foglia di limone e agrumi, di pesca bianca e fiori di tiglio, di erbe aromatiche fresche, sfoggia un palato dolce di frutto, salino, lungo e che si fa affusolato nel lungo ed elegante finale. Grande classe e finezza anche nel Vigna Grotta Piana 2022: speziato, giocato su toni di macchia mediterranea ed erbe aromatiche, iodato e appena affumicato, si concede con una bocca succosa e ricca che ricorda la scorza di agrumi chiari. La più conosciuta delle aziende di Ravello porta il nome del suo fondatore, Ettore Sammarco, che nel 1962 decise di dare vita a un proprio marchio per trasformare e commercializzare le materie prime del vigneto in località Castiglione. Oggi l’azienda può contare anche su un fidato manipolo di conferitori: Bartolo, figlio di Ettore, si occupa di valorizzare questo patrimonio creando vini di stampo mediterraneo che prendono vita esclusivamente da uve autoctone
Il Per Eva 2020 di Tenuta San Francesco è un bianco della Costa d’Amalfi frutto di un blend di falanghina, ginestra e pepella. La sottozona di Tramonti è un’area impervia e difficile per la viticoltura, ma i quattro soci fondatori dell’azienda Vincenzo D’Avino, Luigi Giordano, Gaetano e Generoso Bove, hanno accettato la sfida di portare avanti 14 ettari di vigneto suddiviso su diverse parcelle. Un piccolo scrigno ampelografico che ha permesso all’azienda di diventare una realtà di riferimento della Costa d’Amalfi che offre un’interpretazione centrata di varietà di difficile gestione come pepella, ginestra, biancazita, biancatenera, aglianico, piedirosso e tintorea. Pera e pesca bianca, spezie, pepe bianco, delicate erbe aromatiche, tanto mare: è questo il profilo aromatico che porta a una bocca elegante e tesa, di sapidità sconvolgente.
Il Fiorduva di Marisa Cuomo nella versione 2022 presenta il solito caldo profilo aromatico fatto di spezie gialle, limoni canditi, cedro, basilico, miele bianco. Solare anche in bocca, dove è ricco di frutto, morbido e avvolgente, rinfrescato da estive sensazioni agrumate. Parlare della struggente bellezza dei costoni terrazzati coltivati a pergolati che si affacciano sulla Costiera Amalfitana presuppone l’uso dell’espressione “viticoltura eroica”. Che descrive anche il lavoro di Marisa Cuomo e Andrea Ferraioli, supportati dai figli Dora e Raffaele. I 18 ettari a strapiombo sul Tirreno sono la culla di varietà autoctone: piedirosso e sciascinoso per i rossi, ripoli, fenile e ginestra per i bianchi, uve che, tra l’altro, danno anche vita al vino di punta dell’azienda,
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La più autorevole guida del settore dell’enologia italiana giunge quest’anno alla sua 37sima edizione. Vini d’Italia è il risultato del lavoro di uno straordinario gruppo di degustatori, oltre sessanta, che hanno percorso il Paese in lungo e in largo per selezionare solo i migliori: oltre 25.000 vini recensiti prodotti da 2647 cantine. Indirizzi e contatti, ma anche dimensioni aziendali (ettari vitati e bottiglie prodotte), tipo di viticoltura (convenzionale, biologica, e biodinamica o naturale), informazioni per visitare e acquistare direttamente in azienda, sono solo alcune delle indicazioni che s’intrecciano con le storie dei territori, dei vini, degli stili e dei vignaioli. Ogni etichetta è corredata dall’indicazione del prezzo medio in enoteca, delle fasce di prezzo, e da un giudizio qualitativo che si basa sull’ormai famoso sistema iconografico del Gambero Rosso: da uno fino agli ambiti Tre Bicchieri, simbolo di eccellenza della produzione enologica. che quest’anno sono 498.
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