Prima o poi doveva accadere: lo spumante italiano venduto all’estero ha superato per la prima volta vini rossi e bianchi. L’analisi dell’Osservatorio Uiv sull’export dei nove mesi parla chiaro: le bottiglie di bollicine dirette oltreconfine sono state 528 milioni, quelle di rossi e rosati 524 milioni. Ancora più netto lo scarto con i bianchi, fermi a 460 milioni di bottiglie. In pratica, al netto dell’incremento in doppia cifra delle bollicine, la crescita dell’export italiano (a volume) passerebbe dal +3,4% complessivo a un +0,5%.
Il cambio al vertice dell’export italiano è destinato a consolidarsi alla luce di una corsa, quella delle bollicine italiane, che ha visto quintuplicare la propria produzione nel giro di vent’anni e che – secondo l’Osservatorio Uiv-Ismea – si appresta a infrangere la quota record di 1 miliardo di bottiglie entro la fine dell’anno, con 355 milioni di pezzi consumati in Italia e nel mondo solo per le festività. «Dei tanti traguardi raggiunti in questi anni dallo spumante – è il commento del segretario generale di Unione italiana vini Paolo Castelletti – questo è tra i più significativi. Lo sparkling italiano vince sui competitor stranieri perché è pop e si rivolge a target trasversali, e perché in diversi casi è abbinabile a una tendenza cocktail che dagli Usa sta ormai diventando globale».
Dietro questi numeri, va da sé, c’è il Prosecco, un unicum nel panorama vitivinicolo, come ricorda Castelletti: «Un’area che pur rappresentando solo il 6% del vigneto Italia oggi sta tenendo a galla il nostro export». Tant’è che ormai se dici spumante, non puoi che fare il nome di Prosecco. La conferma di questa popolarità è nei numeri: è Prosecco il 75% del totale spumante. «Un miliardo e 300 milioni di euro generato da gennaio a settembre viene da un fazzoletto di terra – ricorda il segretario Uiv – 40mila ettari circa sommando le tre denominazioni (Conegliano Valdobbiadene, Asolo e Prosecco Doc) che, in termini di valore, rivendicano il 22% dei 6 miliardi di export targato Italia».
Ma la riflessione che ne deriva è molto più ampia, dal momento che l’effetto Prosecco ha travolto (e stravolto) l’intera produzione di spumante italiano, che ormai non riguarda solo il Nord Italia, come era un tempo: ben 90 denominazioni tra Doc e Docg prevedono la tipologia all’interno del disciplinare. E per molti di questi si tratta di un’introduzione recente. L’Italia si sta quindi sempre più trasformando in uno “sparkling wine country”? Ne è convinto l’Osservatorio Uiv. D’altronde, gli spumanti italiani venduti all’estero risultano già in testa rispetto a bianchi e rossi in numerosi Paesi: non solo più Regno Unito, ma anche Francia, Polonia e Repubblica Ceca, Spagna, Russia. Negli Stati Uniti (38% per i bianchi, 37% per gli spumanti), il sorpasso sarà cosa fatta per fine anno.
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