La Francia va avanti: il governo e le istituzioni europee spingono sull’acceleratore per attuare il piano di espiantazione dei vigneti per ridefinire il futuro della produzione vinicola. L’Italia, intanto, si trova ancora divisa sull’opportunità di seguire la strada francese, con discussioni accese tra i principali attori del settore e il governo (ne avevamo parlato qui). La Francia ha già preso una decisione e sta spingendo affinché il piano, finalizzato a ridurre il surplus di vino e a gestire meglio l’offerta in calo rispetto alla domanda, sia attuato con celerità. Questa misura, fortemente voluta dal ministro dimissionario dell’Agricoltura Marc Fesneau, e sostenuta dal Commissario europeo per l’Agricoltura Janusz Wojciechowski, dovrebbe essere operativa entro la fine dell’anno, nonostante i mutamenti politici e istituzionali in atto.
In un messaggio pubblicato su X e reso noto dalla rivista online francese Vitisphere, Fesneau ha dichiarato di aver richiesto un incontro con il commissario europeo per l’Agricoltura, Janusz Wojciechowski, per accelerare la concretizzazione del sistema di estirpazione co-costruito con la filiera vitivinicola. «L’estirpazione è necessaria. È urgente ed è utile per dare nuove prospettive al settore», ha affermato Marc Fesneau, sottolineando l’importanza di questa misura strutturale di cui si discuterà nella Commissione sul settore vitivinicolo, che si riunirà a settembre. Questo impegno, nonostante la fase di transizione politica in corso in Francia e in Europa, riflette la volontà del governo francese di non abbandonare il settore in un momento di estrema difficoltà.
Il piano, che dovrebbe entrare in vigore il 15 ottobre 2024, prevede due opzioni per i viticoltori: l’espianto permanente, con un compenso di 4mila euro per ettaro e la perdita dell’autorizzazione al reimpianto, e l’espianto temporaneo, che prevede invece un compenso di 2500 euro per ettaro senza possibilità di reimpianto per quattro anni. Questo sistema, accolto con favore dai rappresentanti del settore, è visto come un passo cruciale per ridurre il potenziale produttivo e rispondere alla crisi in corso.
La fase di riorganizzazione arriva in un momento di transizione politica: Marc Fesneau, rieletto quest’estate deputato per Loir-et-Cher, si è dimesso dalla carica di ministro dell’Agricoltura il 16 luglio, dopo le elezioni francesi, ma continua a gestire gli affari correnti in attesa della formazione di un nuovo governo. Anche Janusz Wojciechowski si appresta a concludere il suo mandato, senza essere proposto dalla Polonia per una riconferma. La decisione di entrambi di portare avanti il progetto nonostante la fine dei loro mandati rappresenta un atto testamentario per i successori, che erediteranno una situazione complessa ma con un percorso – più o meno – già tracciato.
Mentre la Francia procede spedita verso l’implementazione del piano di espianto, l’Italia si trova ancora in una fase di dibattito interno. L’Unione italiana vini (Uiv) ha espresso la sua contrarietà in merito, sostenendo che servono scelte strategiche e non soluzioni di corto respiro. Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida invece, in un’intervista al Gambero Rosso, parlava – più che di estirpazione definitiva dei vigneti – di sostituzione, per andare verso una maggiore qualità. Tuttavia, c’è anche chi guarda a questa misura come un’opportunità per ristrutturare il settore, allineandosi con quanto sta accadendo in Francia. Il tempo stringe, e l’Italia dovrà presentarsi con una posizione chiara al prossimo incontro europeo sulla politica vitivinicola, previsto per l’11 settembre.
La strada intrapresa dalla Francia rappresenta una risposta decisa alla crisi del settore vinicolo, ma apre anche nuovi interrogativi su come il resto d’Europa, e in particolare l’Italia, affronteranno situazioni simili. La capacità di adattarsi ai cambiamenti del mercato e alle nuove tendenze di consumo sarà cruciale per il futuro del settore vitivinicolo europeo.
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