Mentre il commissario ministeriale è al lavoro sulla liquidazione coatta amministrativa della cooperativa Moncaro, si concretizzano gli effetti negativi anche sulle società partecipate. La cooperativa agricola Colonnara (che dal 2013 fa parte del consorzio cooperative Marchedoc) ha chiesto tramite il suo presidente Stefano Coppola il commissariamento da parte del Ministero delle imprese (Mimit). Colonnara rappresenta un polo d’eccellenza spumantistico, con sede a Cupramontana (Ancona), che da qualche anno forniva vini frizzanti alla Moncaro.
Dopo Moncaro e Moderna, Colonnara è la terza cooperativa marchigiana, come ricorda il quotidiano locale Corriere Adriatico, a essere commissariata dal ministero negli ultimi cinque mesi. Colonnara, nata nel 1959, si specializzò con successo negli Anni Settanta nella spumantistica, diventando un punto di riferimento non solo per le Marche ma anche per Romagna e Abruzzo. Nel 2013, sotto la presidenza di Massimiliano Latini, si cercarono strade per il rafforzamento del marchio per renderlo competitivo, anche nei confronti della stessa Moncaro.
Nel 2014, arrivò la scelta di unirsi con Pisaurum e di conferire immobili e marchio (per un valore di oltre 3 milioni di euro) alla nuova realtà Marchedoc, per ottimizzare i costi di produzione grazie anche a un’unica rete commerciale. Strategia che non portò i risultati economici sperati. Per ottimizzare le vendite nei supermercati è, quindi, arrivata nel 2022 la decisione di avviare una partnership con gli ex rivali di Moncaro, società finita, come è noto, in liquidazione lo scorso anno con 38 milioni di debiti. Ed è del maggio 2024 la firma di un contratto di affitto sottoscritto da Colonnara con la cooperativa Boccafosca di Ostra. Ora, con la fila di creditori che si è allargata, per il polo spumantistico di Cupramontana (così come quello di Moncaro) il futuro è molto incerto. E occorrerà capire se ci saranno margini per un rilancio.
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