Notizie / Vino / “Con i dazi Usa rischio altissimo per il vino italiano: fare subito accordi con i buyer per assorbire gli extra-costi”. La proposta di Uiv

Guerra commerciale

"Con i dazi Usa rischio altissimo per il vino italiano: fare subito accordi con i buyer per assorbire gli extra-costi". La proposta di Uiv

Sono 323 milioni di euro i ricavi da tagliare per non riversare le tariffe aggiuntive sul consumatore finale. Secondo l'associazione guidata da Frescobaldi, il rischio concreto per l'80% dei prodotti italiani è di uscire dal mercato

  • 03 Aprile, 2025

Gli Stati Uniti hanno dichiarato guerra commerciale al resto del mondo, Italia compresa. Per l’Europa i dazi sono stati fissati al 20%. Meno di quel 200% buttato là evidentemente per impressionare, ma comunque sufficiente per mettere in seria difficoltà le aziende. Soprattutto quelle vitivinicole. L’Italia complessivamente manda in Usa vino per 1,9 miliardi di euro e presenta una maggiore esposizione sul mercato statunitense, pari al 24% del valore totale dell’export contro il 20% della Francia e l’11% della Spagna. Al di là di eventuali negoziati, una proposta concreta per restare a galla viene da Unione italiana vini e riguarda il rapporto tra aziende italiane e importatori/distributori statunitensi.

Un patto tra cantine e buyer per assorbire i dazi

La proposta è di fare un patto tra le imprese italiane e gli alleati commerciali d’oltreoceano: «Serve condividere l’onere dell’extra-costo ed evitare di riversarlo sui consumatori finali» spiega il presidente Uiv Lamberto Frescobaldi. In soldoni, bisognerebbe tagliare 323 milioni di euro l’anno di ricavi, suddividendolo tra chi esporta e i buyer che, per altro «più di noi traggono profitto dai vini importati». Ogni euro di vino venduto negli Usa si genera un valore aggiunto di 4,5 euro nell’economia americana tra importatori, distributori e ristoratori. In pratica si tratterebbe di chiedere uno sforzo in più a tutti gli attori della filiera che hanno tutto l’interesse a continuare a lavorare con il nostro Paese. L’obiettivo di tutti è quello di lasciare i prezzi invariati per il consumatore statunitense (come mostra la tabella sotto).

Il rischio è uscire dal mercato

Sacrificare i ricavi, quindi, per mantenere competitività sullo scaffale. D’altronde far lievitare il costo finale del prodotto equivarrebbe ad uscire dal mercato, soprattutto per i vini italiani che si collocano in una fascia media di prezzo. E questo riguarderebbe, secondo i calcoli di Uiv, circa l’80% dei vini italiani. Solo il 2% delle bottiglie tricolori vendute in America, infatti, vanta un price point da vino di lusso, mentre l’80% si concentra nelle fasce “popular”, che tradotto in prezzo/partenza significa in media poco più di 4 euro al litro.
Sulle parole del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida a proposito di eventuali aiuti alle imprese («Se dovesse cambiare la situazione e il comparto avesse problemi, prevediamo aiuti», ha dichiarato all’Adnkronos, riferendosi anche a possibili aiuti di Stato), Frescobaldi risponde sicuro: «Gli aiuti? Probabilmente ci dovranno essere, ma se partiamo da quelli abbiamo già perso».

 

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<<<< Questo articolo è stato pubblicato su Trebicchieri, il settimanale economico di Gambero Rosso.

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