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"In dieci anni il Ciliegiolo Maremma Toscana Doc raddoppierà le superfici". La previsione del presidente Mazzei

Versatile, contemporaneo e adatto alle nuove generazioni. Per questo potrebbe diventare uno dei vini su cui puntare per il futuro. Oggi se ne producono 400mila bottiglie sui 7 milioni dell'intera Doc Maremma Toscana, ma le potenzialità vanno ben oltre

  • 27 Giugno, 2024

Francesco Mazzei non ha dubbi: nel giro di cinque-dieci anni gli ettari coltivati a ciliegiolo per produrre Doc Maremma Toscana sono destinati a raddoppiare. Il presidente del Consorzio di tutela ne ha parlato a Sorano durante la seconda edizione della manifestazione Ciliegiolo di Maremma e d’Italia, dicendosi convinto che «la Maremma con il suo alfiere che è il Vermentino e con il Ciliegiolo, autoctono riscoperto, possa dire la sua».

Ciliegiolo in cifre

Sui 1.200 ettari coltivati a ciliegiolo in Italia, 550 si trovano in Toscana; di questi, 310 sono concentrati nella Maremma, in provincia di Grosseto. In Toscana, come ha ricordato Mazzei, conversando con l’agenzia di stampa Askanews, il ciliegiolo è al 12esimo posto tra i vitigni più coltivati e rappresenta meno dell’1 per cento del totale. In Maremma, è l’ottavo vitigno più coltivato con il 3,4%, ed è il quarto vino per ettolitri imbottigliati (3.163, pari al 6,1 per cento del complessivo). Nel 2013, gli ettolitri di vino Ciliegiolo erano 1.216. Secondo i dati del Consorzio Doc Maremma Toscana, oggi si producono circa 400mila bottiglie di Ciliegiolo, sui 7 milioni dell’intera denominazione in cui, va ricordato, il Vermentino conta oltre 16mila ettolitri per quasi mille ettari di vigneto.

Un vitigno molto contemporaneo

«Il Ciliegiolo – ha proseguito Mazzei – è un vitigno molto interessante e molto contemporaneo per le sue caratteristiche di identità forte e piacevolezza. Un vino che si adatta molto bene alle giovani generazioni, che cercano un approccio più semplice e chiaro». Un autoctono minore, in passato usato per il taglio dei vini soprattutto di quelli a base sangiovese, ma che ha delle potenzialità, come quelle legate all’affinamento: «Magari grazie ad aziende che hanno fatto più ricerca e che hanno un terroir più adatto per fare anche vini più complessi e longevi». Sul mercato, infine, le opportunità si apriranno nel momento in cui migliorerà la quota export della Doc. Attualmente la media è intorno al 35-40 per cento: «Quindi – ha concluso Mazzei – ci sono grosse opportunità e questo significa che dovremo indirizzare l’attività promozionale sui mercati più importanti, quelli più maturi e più adatti a una denominazione giovane come la nostra».

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