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Francia

L'altra Borgogna si chiama Chablis. La silenziosa rivoluzione del vino bianco che spopola negli Stati Uniti

Lo Chablis viene prodotto nella zona nord-ovest della Borgogna e offre ancora interessanti occasioni d'acquisto

  • 23 Luglio, 2024

Negli ultimi 20 anni, la Borgogna si è trasformata da luogo di produzione di grandi vini a luogo di produzione di grandi fortune. In tutta la regione vitivinicola, e in particolare per i vini della prestigiosa Domaine de la Romane-Conti – dove ormai un Gran Cru ha un prezzo medio di 24mila euro – comprare una di queste bottiglie è diventato un vero e proprio investimento per il futuro, come evidenzia anche Kathleen Willcox sulla rivista The Drink Business: «Il vino è così caro che sta diventando sempre più difficile per i suoi consumatori (principalmente vino rosso, ndr) procurarsi una bottiglia anche solo decentemente buona. La Borgogna è diventata un diverso tipo di opportunità di investimento, offrendo un ROI del 439% rispetto al Nasdaq, ancora relativamente forte, che offriva rendimenti del 379%».

Il tesoro nell’Auxerrois

Quando si parla di Borgogna, spesso si pensa immediatamente ai suoi rinomati rossi a base pinot nero della Côte de Beaune. Tuttavia, il vigneto di Chablis, situato a nord-ovest della Borgogna, nell’Auxerrois, è capace di offrire vini straordinari a prezzi decisamente più accessibili. Nel dipartimento della Yonne, ai bordi del bacino parigino, dove il clima è semicontinentale, questo vitigno produce vini da uve chardonnay, generalmente chiamati  “gli chardonnay che vengono dal freddo”. La particolarità di questi vini è che hanno una spiccata acidità, ma anche eleganza e finezza – nelle espressioni più floreali del vitigno – difficili da trovare nei soliti chardonnay che invece sono molto più morbidi e rotondi. La formula magica dello Chablis è semplice: terroir unico, savoir-faire e un rapporto qualità-prezzo che lo rende un’opzione irresistibile per gli appassionati da tutto il mondo.

Il terroir dello Chablis

Il terroir di Chablis è caratterizzato da un suolo argilloso-calcareo con depositi fossili, in particolare conchiglie, che consentono un buon drenaggio e conferiscono ai vini un profilo organolettico distintivo, noto per le sue note minerali di pietra focaia. La sua posizione geografica, più vicina alla Champagne che alla Borgogna centrale, influisce significativamente sulle sue caratteristiche climatiche e, di conseguenza, sui suoi vini. Le condizioni spesso rigide e le gelate tardive sono sfide che i viticoltori affrontano con tecniche come l’uso di stufe nei vigneti o la creazione di uno strato protettivo di ghiaccio sui tralci. Negli anni Cinquanta, la superficie viticola di Chablis era ridotta a soli 500 ettari, mentre oggi, questa zona conta circa 4.700 ettari, grazie a una rinascita iniziata negli anni Settanta. La modernizzazione delle tecniche enologiche, come la fermentazione a temperatura controllata e l’uso delle vasche d’acciaio, ha permesso a questi vini di ritagliarsi uno spazio importante nel mercato enologico mondiale, nonostante la concorrenza agguerrita degli Chardonnay del “Nuovo Mondo“.

La produzione si divide in quattro livelli: Petit Chablis, Chablis, Chablis Premier Cru e Chablis Grand Cru. Mentre i Grand Cru e i Premier Cru sono riservati ai terreni più pregiati, e danno vita a vini più complessi e con potenzialità di invecchiamento, anche le categorie più semplici come il Petit Chablis, di grande beva e da consumare giovani, possono sorprendere per la loro qualità. I produttori di Chablis, come Domaine Laro che e Domaine Billaud-Simon, hanno saputo capitalizzare su questa diversità, proponendo vini che si adattano a diverse fasce di prezzo e palati.

Il successo sul mercato statunitense

Il mercato statunitense ha dimostrato un crescente apprezzamento per lo Chablis. Nel 2023, le spedizioni negli Usa sono aumentate del 6,7%, con una crescita del 23% per Petit Chablis e Chablis. Questo successo è dovuto tanto ai meriti del vino quanto al suo valore percepito rispetto ad altre denominazioni di Borgogna. L’appeal di Chablis per gli statunitensi risiede nella sua freschezza, grande beva e nel nome facile da pronunciare, che risponde alle aspettative dei consumatori moderni. Per sostenere questa crescita, i produttori della zona stanno investendo in iniziative di marketing e formazione, sia in loco che negli Stati Uniti. La Cité des Vins et des Climats de Bourgogne, aperta nel 2022 in tre città tra cui Chablis (ne avevamo parlato qui), ha già attirato 80.000 visitatori, offrendo una profonda esplorazione della storia e della cultura vinicola della Borgogna.

Il mercato degli Chablis torna in voga ed è in continua evoluzione, e con il crescente apprezzamento dei consumatori statunitensi e le iniziative mirate di marketing e formazione, si augura che continui a produrre vini con un grande equilibrio tra qualità e accessibilità, che soddisfino sia gli appassionati più giovani sia i collezionisti esperti, dai Gran Cru ai Petit Chablis. Può essere genuinamente definito un borgognone bianco un po’ per tutte le tasche, capace di offrire vini di alto livello senza i costi proibitivi delle altre denominazioni della regione rossista.

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<<<< Questo articolo è stato pubblicato su Trebicchieri, il settimanale economico di Gambero Rosso.

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