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La vendemmia della vergogna: in vigna per 9 ore senza pause. A Bordeaux condannati due imprenditori per sfruttamento

Due imprenditori vitivinicoli di Bordeaux, un padre e un figlio, sono stati giudicati colpevoli di traffico di esseri umani. Gli immigrati impiegati nelle vigne venivano pagati dai 200 ai 700 euro al mese

  • 30 Luglio, 2024

La scorsa settimana, mentre la Francia si preparava ai Giochi Olimpici di Parigi, due dirigenti di un’azienda vitivinicola di Bordeaux sono stati condannati a pene detentive e a pesanti multe per aver sfruttato dei lavoratori migranti, costringendoli a lavorare per lunghe ore senza pause e ospitandoli in condizioni degradanti. Il caso di caporalato si aggiunge a una situazione non rosea per la viticoltura francese, tra il maltempo, le scarse vendite e le malattie. E arriva poche settimane dopo i recenti sforzi compiuti in Champagne dal Comité di Epernais per migliorare le condizioni dei lavoratori, dopo le morti dei quattro vendemmiatori nel 2023, a causa del caldo estremo, che hanno spinto l’istituzione a implementare un piano in quattro punti per migliorare sicurezza, salute, contratti di lavoro, alloggi, formazione e informazione.

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Sfruttamento dei lavoratori nei vigneti di Bordeaux

Il caso dei due imprenditori ha rivelato una cruda realtà, non molto distante dal caso di caporalato che ha scosso le Langhe questo mese: giovani lavoratori provenienti dal Marocco costretti a raccogliere l’uva dalle 5 del mattino fino alle 14 senza pause, per poi essere impiegati in lavori di manutenzione. Questi lavoratori alloggiavano a La Réole, nel sud-est della regione di Bordeaux, in condizioni igieniche precarie, senza acqua calda, con bagni privi di sedili e serrature, e un impianto elettrico difettoso. I lavoratori erano stati attratti in Francia con la promessa di un contratto di tre anni, alloggio e uno stipendio mensile di 1.600 euro. Tuttavia, la realtà era ben diversa: ricevevano tra i 200 e i 700 euro al mese, con ulteriori riduzioni per pagare le spese di alloggio. Il caso è emerso quando sono stati licenziati dopo soli tre mesi di lavoro.

Un’operazione di tratta di esseri umani

Secondo quanto riposata il quotidiano regionale Le Républicain, i due sono stati giudicati colpevoli di traffico di esseri umani. Le famiglie dei lavoratori avevano venduto tutto ciò che possedevano e chiesto prestiti per permettere ai loro cari di lavorare in Francia. I lavoratori, a loro volta, una volta giunti sul posto, si sono trovati intrappolati in un ciclo di sfruttamento e abusi, senza vie di fuga. I due imprenditori sono stati condannati rispettivamente a 30 mesi di prigione, di cui 20 di libertà vigilata, e 15 mesi, di cui sette sospesi. Inoltre, la famiglia è stata multata per un totale di 50mila euro e le è stato vietato di gestire un’azienda agricola per cinque anni. Mentre altri tre membri della famiglia coinvolti nell’attività sono stati archiviati.

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<<<< Questo articolo è stato pubblicato su Trebicchieri, il settimanale economico di Gambero Rosso.

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