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Terremoto in Europa: "Stop alla pubblicità di vino, birra e superalcolici". Anche il Belgio impone regole contro l'alcol

Dopo l'Irlanda, anche il Belgio punta il dito contro l'alcol. Le nuove restrizioni hanno l'obiettivo di scoraggiare il consumo tra i giovani, ma di fatto mostrano le fragilità dell'Europa

  • 02 Aprile, 2024

Nuova stretta sull’alcol dal cuore dell’Europa. Dopo gli health warning irlandesi, stavolta è il Belgio a proporre una norma per limitarne la diffusione. Nello specifico, si tratta del divieto di pubblicità per le bevande alcoliche (tutte quelle con una percentuale superiore allo 0,5%) su tutti i mezzi di comunicazione fisici e digitali destinati ai minori. Si legge nel testo (Regio decreto sulla pubblicità delle bevande contenenti alcool (2024/0032/BE): «Visti i pericoli del consumo di alcolici (rischio cardiovascolare, dipendenza, cancro, effetti duraturi sul cervello, ecc.), soprattutto tra i minori, e considerato che la pubblicità, attualmente onnipresente, ha un notevole impatto sui consumatori, soprattutto sui giovani; è necessario vietare la pubblicità di bevande contenenti alcool nei media e nella stampa rivolta ai minori».

Le incognite della proposta

La tutela dei minori sarebbe, quindi, il principale obiettivo della proposta, ma resta da capire in che modo si deciderà di perseguirlo, considerato che il testo fa riferimento anche ad un messaggio di avvertenza sanitaria nella pubblicità di bevande alcoliche, che dovrà essere individuato dal ministero della Salute. Non è chiaro, lì dove si usa la parola “pubblicità”, se ci si riferisca anche alle etichette o meno. Non solo. Nella bozza di decreto si parla di divieto di «distribuzione gratuita di bevande alcoliche a fini promozionali o nei ricevimenti, fatta eccezione per le degustazioni».

Le fragilità del mercato comunitario

Al di là delle incognite, colpisce che la proposta venga proprio dalla “capitale d’Europa”, oltre che principale paese produttore di birra e organizzatore del Concours Mondial de Bruxelles. Una nuova fuga in avanti, dopo quella irlandese, che sembra non considerare il mercato unico e le decisioni che, in tal senso, si stanno aspettando a livello comunitario. Se neppure stavolta la Commissione Ue intervenisse, sarebbe la conferma della frammentazione europea in materia. E dopo Irlanda e Belgio, anche altri Paesi potrebbero farsi avanti, ognuno con una propria proposta.

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