Si inaspriscono in Scozia le misure anti alcol. Dal prossimo 30 settembre, il prezzo minimo per unità alcolica (minimum unit price – mup) passerà da 50 pence a 65 pence, con un incremento del 30%. Per essere più concreti, una bottiglia di vino con titolo alcolometrico del 12,5% passerà da 4,69 a 6,09 sterline. Una di whisky passerà da 14 a 18,2 sterline. La decisione è stata annunciata dal governo centrale dopo l’approvazione del Parlamento scozzese (88 voti a favore e 28 voti contrari).
Formalmente, la scelta è stata fatta per adeguare i prezzi all’andamento dell’inflazione a sei anni dall’introduzione del prezzo minimo (2018). Di fatto, si tratta di un altro colpo alle bevande alcoliche nei mercati del Vecchio continente (dopo le decisioni dell’Irlanda e, più recentemente, del Belgio) che il governo locale ha scelto di mettere sotto accusa ormai sei anni fa per ragioni di salute pubblica, con l’introduzione del minimum unit price per provare a ridurre i decessi e le malattie correlate agli abusi di alcol nella popolazione. Nell’estate 2023, però, l’Università di Sheffield aveva sollevato dei dubbi sull’efficacia della norma varata da Edimburgo, sottolineando che aumentare i prezzi non disincentivava in modo sensibile il consumo di alcolici.
Ma il governo ha scelto di tirare dritto. Da un lato, l’Università di Glasgow ha stimato che l’introduzione del mup ha ridotto i decessi attribuibili all’alcol del 13,4% (156 all’anno) e ha fatto diminuire i ricoveri ospedalieri interamente attribuibili all’alcol del 4,1% entro il 2020, rispetto a quanto sarebbe successo senza l’istituzione del prezzo minimo. Dall’alto lato, lo stesso governo stima che con l’aumento da 50 a 65 pence si possano evitare altri 60 decessi e ridurre di 774 i ricoveri ospedalieri, nel primo anno di applicazione della nuova normativa.
Il ministro per le Politiche su droga e alcol, Christina McKelvie, ha dichiarato che la scelta scozzese è stata salutata con favore da esperti di sanità pubblica di fama internazionale perché «la nostra politica, tra le prime a livello mondiale, ha salvato centinaia di vite, probabilmente ha evitato centinaia di ricoveri ospedalieri attribuibili all’alcol e ha contribuito a ridurre le disuguaglianze sanitarie. Nonostante questi progressi – ha aggiunto – lo scorso anno i decessi causati specificamente dall’alcol sono aumentati. Tuttavia, come anche scritto in una lettera inviata a The Lancet da esperti di pubblica sanità, è probabile che senza il mup ci sarebbe stato un numero ancora maggiore di decessi legati all’alcol». Dal canto loro, i negozianti hanno accolto con diversi dubbi il provvedimento sostenendo, come nel caso dell’associazione dei rivenditori indipendenti (Fed), secondo cui il minimum unit price, come riportato dalla rivista Drink business, non sia la soluzione di tutti i mali legati all’alcol.
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