“Lo Chardonnay italiano è imbevibile”. Il giudizio è netto, la sentenza è emessa. A presiedere la corte è Camillo Langone, scrittore e giornalista de Il Foglio cui abbiamo dedicato una lunga intervista. Lo abbiamo incontrato poiché qualche mese fa aveva dedicato un editoriale piuttosto graffiante alla selezione effettuata sui Lambrusco nella guida Vini d’Italia 2024 del Gambero Rosso. Durante l’incontro con Lorenzo Ruggeri, però ci sono stati altri affondi che hanno avuto come bersaglio il vino italiano (ma non solo), la critica, in particolare quella enogastronomica, gli chef, solo per citarne alcuni. Tra le varie bordate, una è stata sparata proprio contro lo Chardonnay italiano.
Quindi, archiviato il primo grado di giudizio, ora ricorriamo in apello. Infatti, come testimonia la nostra Guida Vini d’Italia, lo chardonnay nel nostro Paese, spesso è in grado di dare risultati molto interessanti. Sul vitigno c’è poco da aggiungere rispetto a quanto già non si conosca: sembrerebbe essere originario della Borgogna, (geneticamente) figlio di primo letto del pinot nero, padre nobile di tanti vitigni europei.
È uno dei vitigni più coltivati al mondo per un motivo particolare: a differenza di tante altre uve che hanno un legame stretto e inscindibile con la loro culla, lo chardonnay è in grado di interagire profondamente con l’ambiente in cui viene coltivato, è un vitigno plastico in grado di adattarsi a terreni di diversa matrice e ai climi più disparati dando vita a prodotti differenti, in grado di assumere le sfumature dei terroir, uniti però da un filo conduttore sensoriale riconoscibile.
A tutto questo bisogna aggiungere anche la variabilità intravarietale, che ha portato il vitigno a differenziarsi in tanti cloni, alcuni più adatti alla spumantizzazione, altri alla creazione di bianchi fragranti e immediati, altri ancora più votati all’invecchiamento e alla longevità. Se tutto ciò vale nel mondo, ovviamente vale anche per l’Italia, dove lo chardonnay è arrivato attraverso tante strade diverse che lo hanno portato a colonizzare il vigneto di tutte le regioni. Quindi, è vero che è un vitigno che viene dal freddo, come afferma Langone, ma ci sembra altrettanto vero che, per tutte le ragioni citate, anche il Bel Paese possa regalare grandi Chardonnay, quando i produttori decidano di puntare seriamente sul vitigno.
E ve lo dimostriamo con questa piccola lista. Sono nove vini premiati con i Tre Bicchieri 2024; provengono da diverse regioni, perlopiù dal nord, anche se non manca una rappresentanza dal centro-Italia: inoltre, visto che li recensiamo sulla guida, abbiamo inserito anche i due Chardonnay che sono tra i vini della Brda in Slovenia premiati con i Tre Bicchieri . E ci siamo limitati a considerare solo i vini fermi: se avessimo voluto aggiungere anche gli spumanti metodo classico da chardonnay, la lista sarebbe stata molto, molto più lunga. Ma magari dedicheremo a queste etichette un’altra uscita.
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