Le palme di Bosa e i capperi di Salina, da una parte il delizioso borgo sul fiume Temo, dall’altra una vista incredibile sul mare e Stromboli. Vi proponiamo due vini che condividono il vitigno d’origine, la malvasia, un territorio di matrice vulcanica, e una generosa dose di bellezza. Ma non solo. Entrambi sono prodotti con pratiche super tradizionali, tirati in pochissime bottiglie vista la mole di lavoro e le bassissime rese del prodotto. Di sicuro, sono vini che non fanno arricchire nessuno, se non chi li sa apprezzare e abbinare al giusto contesto e alle giuste persone; più che di cibi, questi sono vini che hanno bisogno di parole.
Parliamo della Malvasia di Bosa di Columbu e della Malvasia delle Lipari Passito La Rosa Bianca di Luigi Ramaglia. L’origine del nome Malvasia? Le versioni sono diverse, ma gli storici concordano su un riferimento. Si tratta di un borgo medievale del Peloponneso, Monemvasia, che nel 1463 cadde sotto il controllo della Serenissima. E furono proprio i veneziani a ribattezzare il vino in Malvasia, esportando la varietà in tanti paesi.
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