Poche chiacchiere: se c’è un vitigno che possiamo considerare il principe della Toscana, quello è il sangiovese. Le sue origini sono incerte: la culla andrebbe ricercata sull’Appennino Tosco-Romagnolo, dal quale poi sarebbe “sceso” da una parte e dall’altra per diffondersi prima nelle due regioni e poi nel resto del Cntro-Italia. Ma alcuni recenti studi lo collegano geneticamente alle varietà del Meridione, ponendo le sue radici nel mare magnum genetico delle uve calabresi.
Quale che sia la sia nascita, in Toscana viene identificato chiaramente già nel 1590: ne parla Giovan Vettorio Soderini, nel suo trattato “Coltivazione toscana delle viti e d’alcuni alberi”, dicendo che “il sangiocheto o sangioveto è un vitigno rimarchevole per la sua produttività regolare”. Attualmente, dei 60mila ettari del vigneto toscano, ben 38mila sono coltivati a sangiovese.
Del resto è l’uva centrale di alcune delle più importanti denominazioni di questa regione: Brunello di Montalcino, Chianti Classico, Chianti, Nobile di Montepulciano, Morellino di Scansano e via dicendo. Visto che il sangiovese maremmano lo abbiamo collocato già nella puntata dedicata a questa sub-regione, e visto anche che i vini di Montalcino superano la fascia del nostro Berebene, i vini che trovate qui provengono perlopiù dal Chianti Classico, con alcune incursioni in altre zone dove il vitigno fa sentire forte la sua voce.
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