Il Kazakistan sta diventando rapidamente un Paese importante per l’export del vino italiano. Lo conferma il grande successo del Top Italian Wines Roadshow che per la prima volta ha toccato la ex capitale Almaty (Alma Ata in epoca sovietica) di questa giovane repubblica. Il team del Gambero Rosso ha organizzato un evento che gli appassionati e gli operatori del settore hanno definito senza mezzi termini “straordinario”. Nella elegante cornice dei saloni del Ritz Carlton hotel, nell’avveniristica Esentai Tower i sessanta produttori partecipanti alla più importante rassegna internazionale dedicata al vino italiano hanno stappato le loro migliori bottiglie per un folto pubblico di appassionati, operatori, ristoratori e sommelier.
Non potevano mancare le masterclass, ben tre, tenute da Marco Sabellico, curatore di Vini d’Italia, coadiuvato da Zulfiya Ibragimova, giovane e brillante presidentessa della Kazakistan sommelier association. E dall’attentissima partecipazione di oltre 150 tra operatori, sommelier, ristoratori e influencer abbiamo potuto valutare l’impatto dei grandi vini italiani su questo giovane ma brillantissimo mercato. «Il vino negli ultimi 10 anni è entrato nel nostro quotidiano – ci racconta Zulfiya – le aperture di nuovi ristoranti qui in città e ad Astana sono continue, e non serve dire che moltissimi sono quelli dedicati alla gastronomia italiana. Ma anche con la nostra cucina tradizionale, con le nostre carni e i piatti della tradizione, il vino italiano si sposa benissimo. Abbiamo imparato una cosa dell’Italia: è il Paese della biodiversità enogastronomica, i suoi vini sono frutto di uve native, diverse dagli standard internazionali. E questo esercita un fascino straordinario».
Prosecco Docg e Doc, Chianti Classico, Brunello di Montalcino, Amarone e Primitivo sono nomi che sono diventati ormai familiari su questo mercato, che cresce con il ritmo ormai del 20% su base annua. «Il Kazakistan importa vino per circa 50 milioni di euro – ci dice Martino Castellani, a capo dell’ufficio ITA di Almaty, e i vini di Francia, Spagna e Italia rappresentano circa il 50% delle importazioni, e l’Italia conta per quasi il 30% dei volumi, per un fatturato di circa 15 milioni di euro nel 2023. Nel 2022 i vini fermi italiani sono cresciuti di oltre il 50%, gli spumanti sono raddoppiati in quantitativi importati. È un mercato straordinariamente dinamico, che sta decollando, sul quale bisogna investire».
Le nuove generazioni hanno uno stile di vita cosmopolita, e tendono a consumare sempre più vino rispetto ai consumatori tradizionali, ancora legati alle produzioni locali e soprattutto ai distillati, di cui c’è abbondante produzione in Kazakistan. «La ristorazione internazionale sta crescendo nelle due città principali, Almaty e Astana, a ritmi molto veloci, e i ristoranti italiani tirano la volata – ci dice Anastassya Naumetskaya, chef sommelier a La Prima, una sorta di sofisticato hub del Made in Italy che spazia dal design all’enoteca-delicatessen di Adagio fino alla ristorazione con Prosecco Bar – l’Italia è un Paese meraviglioso che tutti vogliono visitare, che stiamo imparando a conoscere attraverso i suoi grandi vini e la straordinaria offerta gastronomica. E siamo appena all’inizio…».
Il momento clou della giornata è stato la premiazione dei migliori locali italiani secondo la Guida Top Italian Restaurants in the World. Tra le pizzerie due spicchi sono andati a Honey-Honey e a Percorso, mentre per i wine bar Nova 1 e Fellini si aggiudicano una bottiglia, e ben due hanno premiato il bell’assortimento di etichette di La Barca. A conferma del successo della scena gastronomica italiana sono ben quattro le new entry della guida: se Amici e Capriccio hanno meritato una forchetta, ben due sono andate all’eccellente Parmigiano (che ha aperto i battenti tra i primi, nel 2011) e all’elegante Villa dei Fiori, che rivisita con gusto i classici della cucina mediterranea, e grazie ad un’ampia e profonda carta dei vini e ad una spettacolare cantina – dove c’è tantissima Italia – si aggiudica anche il prestigioso Top Contemporary Wine List Award by Villa Sandi.
Lasciamo Almaty con la meravigliata consapevolezza che il Kazakistan potrebbe diventare, con la sua collocazione strategica sulla via della Seta, tra Russia, Mar Caspio, Cina, Turchia, Uzbekistan, Kirghizistan e Turkmenistan, oltre che una meta turistica per le bellezze naturali, d’affari per l’economia tra le più brillanti di questo quadrante del mondo, anche una meta gourmet. Un’iperbole? No. Qui una nuova generazione di giovani cuochi sta assorbendo influenze e prodotti da molti paesi, Italia in primis. Ma li ha fatti suoi e li rielabora con gusto e sensibilità. Sälem Almaty! Prossima tappa? Singapore…
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