Italia al giro di boa sulle giacenze di vino. Gennaio è solitamente il mese in cui si raggiunge il livello massimo degli stock dopo il periodo della raccolta e, a guardare i dati di Cantina Italia (report curato dall’Icqrf), si può fare un primo punto sulla dote che il settore vitivinicolo possiede in questo 2025. A giudicare dalle cifre, i 57,5 milioni di ettolitri di solo vino (in calo di 1,8% sullo stesso periodo del 2024) restano un quantitativo ancora troppo alto (a fronte di una vendemmia 2024 stimata a 41 milioni di ettolitri) che lascia ancora molte incognite sul mercato del 2025, in un contesto generale di diminuzione e di cambiamento dei consumi, mitigato da una ripresa delle esportazioni che, però, sta subendo un effetto dazi negli Stati Uniti.
Considerando i mosti, nella pancia delle imprese ci sono oltre 62 milioni di ettolitri tra vini e mosti. Nel dettaglio, le giacenze (basate su oltre 23mila registri telematici del vino, pari ad almeno il 95% dei vini e i mosti) ammontano per le Dop a 31,5 milioni di ettolitri, coi rossi a 15mln/hl (-1,2% sul 2024 e +0,2% su dicembre 2024), i bianchi a 15,5 mln/hl (-3,6%) e i rosati stabili a 0,9 mln/hl; poco più di 13,5 mln/hl sono costituiti da vino Igp (-1,3%) e 10 mln/hl di vini da tavola (anche questi a -1,3 per cento). A questi, vanno aggiunti i 5 milioni di ettolitri di mosti (-6,2% rispetto a un anno fa), circa 0,7 mln/hl di vini varietali (+3,3%) mentre si è ormai esaurito il contributo al bilancio nazionale dei vini nuovi ancora in fermentazione (0,5 mln/hl).
Il 58,6% del vino in stock in Italia è nelle regioni del Nord. In Veneto, è presente il 26,7% del vino nazionale, soprattutto grazie al contributo delle giacenze delle province di Treviso (11,8%) e Verona (8,7 per cento). Con 15,3 milioni di ettolitri, il Veneto è in testa alla classifica regionale, seguito da Emilia Romagna (6,5), Puglia (6,3), Toscana (6,2), Piemonte (4,5), Sicilia (3,3), Abruzzo (2,7 milioni di ettolitri).
Considerando vini Dop e vini Igp, il Prosecco guida la top 10 delle giacenze (si badi bene: non significa che siano volumi invenduti) con 5,6 mln/hl, seguito da tre Igp come Puglia (2,1), Toscana (1,8) e Veneto (1,53), poi la Dop delle Venezie (1,52), l’Igp Salento (1,45), le Dop Chianti (1,43) e Sicilia (1,38), la Igp Terre Siciliane (1,31) e la Dop Montepulciano d’Abruzzo (1,24 milioni di ettolitri). La maggior parte dei 5,1 milioni di ettolitri di mosti italiani è detenuto nelle regioni del nord (52,7%) e del sud (39%) Italia. Due regioni detengono il 58,4% dei mosti: la Puglia (36,4%) e l’Emilia-Romagna (22 per cento).
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