Se lo dice una delle piรน importanti cantine cooperative italiane allora bisogna crederci: il consumatore italiano si sta interessando ai vini dealcolati. Il punto di vista di Cantine Riunite & Civ sembra contrastare con lo sguardo degli analisti su un mercato italiano considerato tradizionalista nell'approccio al vino, ma evidentemente i cambiamenti sono piรน rapidi di quanto ci si possa attendere. Come spiega a Tre Bicchieri la direttrice sales and marketing, Francesca Benini, nell'anno appena trascorso, da un prodotto creato appositamente per l'estero (dove i mercati piรน maturi sono giร in piena evoluzione) sono inaspettatamente arrivate grandi soddisfazioni sul fronte interno. Nel 2024, infatti, la societร emiliana - che ha tra i suoi vini di punta il Lambrusco, il Pignoletto e il Prosecco - ha notato il superamento di un certo scetticismo verso tale categoria di vini. E, in questo 2025, gli obiettivi restano il consolidamento dei ricavi (280 milioni di euro quelli del bilancio chiuso a luglio 2024, che salgono a 700 con la controllata Gruppo italiano vini) e il proseguimento nell'innovazione di prodotto, con l'occhio attento proprio al segmento no-low alcol, su cui anche altri grandi brand nazionali stanno iniziando credere, come emerso nel sondaggio che il Tre Bicchieri ha pubblicato lo scorso 30 gennaio.
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Come vi posizionate nel segmento dei vini no-low?
Abbiamo un posizionamento ben definito. La proposta รจ stata sviluppata in linea con lโidentitร dellโazienda, con due referenze che interpretano questa nuova tendenza. "Riunite Zero" รจ un rosso frizzante profumato e conviviale, che mantiene lโanima festosa del Lambrusco emiliano, mentre "Maschio Zero" รจ uno spumante bianco elegante e fruttato, perfetto per accompagnare i momenti piรน vivaci e conviviali.
Con quale strategia di mercato?ย
La nostra scelta nasce da una ricerca specifica per i mercati esteri, dove la domanda di prodotti senza alcol รจ in forte crescita, e i risultati hanno confermato le aspettative. La risposta รจ stata molto positiva, con una performance che ha superato le previsioni in diversi Paesi.
E l'Italia?
La vera sorpresa รจ stata lโapertura del mercato italiano, inizialmente piรน scettico, che sta invece mostrando un interesse crescente per questa tipologia di prodotto.
Cosa รจ cambiato dal vostro punto di vista?
In Italia, lโapproccio a questi vini รจ stato inizialmente piรน cauto, ma il 2024 ha segnato un cambio di passo. I consumatori si stanno aprendo a questa nuova modalitร di consumo.
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Un 2025 decisivo, quindi, in un senso o nell'altro?
Il 2025 sarร un anno chiave per comprendere il reale potenziale del segmento nel mercato domestico. La nostra cooperativa continuerร a investire in questa direzione, monitorando attentamente lโevoluzione della domanda e affinando lโofferta per rispondere in modo sempre piรน preciso alle nuove esigenze.
Guardando alla categoria nel suo complesso, che prospettive intravedete?
Le prospettive per la categoria no-low alcol sono decisamente interessanti, con dinamiche di mercato differenti tra lโItalia e lโestero. Nei mercati internazionali, la tendenza รจ giร ben consolidata e il segmento sta registrando tassi di crescita significativi, soprattutto negli Stati Uniti e nel Nord Europa, dove lโattenzione verso prodotti a basso contenuto alcolico รจ in costante aumento.
Il no-low alcol puรฒ cannibalizzare il vino tradizionale o parliamo di consumatori diversi?
Si tratta di un fenomeno che non va letto in termini di sostituzione, ma piuttosto di ampliamento delle occasioni di consumo. Il no-low alcol risponde a esigenze differenti rispetto al vino tradizionale e intercetta nuovi target di consumatori, spesso piรน giovani, attenti a uno stile di vita equilibrato o semplicemente alla ricerca di alternative per situazioni in cui il vino classico potrebbe risultare meno adatto. Lโintroduzione di questi prodotti non ha lโobiettivo di sottrarre spazio al vino tradizionale, ma piuttosto di affiancarlo, offrendo una possibilitร in piรน per momenti di consumo differenti. In questo senso, rappresenta unโopportunitร per allargare il pubblico e fidelizzare nuove fasce di consumatori.
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Il decreto nazionale del Masaf esclude Dop e Igp dalla dealcolazione. Giusto o sbagliato?
La questione รจ complessa. Da un lato, lโesclusione dei vini a denominazione dalla normativa sul no-low alcol garantisce la tutela dellโidentitร e del valore delle Dop e Igp, proteggendo le caratteristiche tradizionali che le contraddistinguono. Dallโaltro, questa scelta limita le possibilitร di innovazione per i produttori che operano allโinterno di queste certificazioni e che potrebbero voler sperimentare nuove declinazioni dei loro vini.
Ci sarร spazio, a suo avviso, per una modifica delle regole?
Il dibattito รจ aperto e sarร fondamentale monitorare lโevoluzione della normativa e il confronto tra istituzioni e produttori, per trovare un equilibrio che possa valorizzare al meglio lโintero comparto, senza penalizzare chi vuole innovare nel rispetto della qualitร e della tradizione.
Veniamo al mercato. Che strategie state adottando in questo 2025?
Il 2025 si รจ aperto in un contesto caratterizzato ancora da incertezza e da rapidi cambiamenti nei trend di consumo. Questo ci porta ad adottare un approccio prudente, ma senza rinunciare agli investimenti e alla spinta innovativa. La qualitร e la capacitร di interpretare le nuove esigenze dei consumatori saranno gli elementi strategici su cui puntare, con una particolare attenzione ai progetti dal forte impatto innovativo e alle collaborazioni di rilievo.
Con quali focus specifici?
Un focus importante sarร dedicato alle nuove generazioni di consumatori, con unโofferta sempre piรน mirata alle loro esigenze. Lโinnovazione di prodotto proseguirร con il consolidamento della categoria no-low alcol, che sta dimostrando di avere un grande potenziale anche in Italia, oltre che nei mercati esteri dove ha giร registrato ottimi risultati. Continueranno, in parallelo, gli investimenti in comunicazione, per rafforzare la presenza dei brand nei diversi canali di vendita.