A tavola c’è posto per tutti, di questo ne sono fermamente convinta. Ancor di più nel settore enogastronomico, dove la cucina vegetale sta facendo passi da giganti, anche nel fine dining. La regola, per me, è una sola: guardare al proprio piatto, senza dover convertire nessuno. Almeno in cucina, possiamo metterci comodi ed evitare ciò che non ci fa stare bene. A quanto pare, però, non tutti la pensano così: ecco cinque commenti che mi sono sentita ripetere da quando sono diventata vegetariana, e a cui sono stanca di rispondere.
C’è una schiera nutrita di consumatori giudicanti per cui, qualunque cosa tu faccia, non sarà mai abbastanza. Gettare la borsa di cuoio ereditata dalla nonna solo per essere «coerenti», però, non vi renderà dei vegani migliori. Cominciare con l’alimentazione è già un grande passo, la cosmesi cruelty free e il resto verrà da sé col tempo.
Personalmente, non amo i prodotti che simulano salsicce, burger, macinato… li provo per curiosità, ma preferisco di gran lunga un buon hamburger di ceci fatto in casa. Capisco, però, che per molti non sia così, e allora lunga vita alla finta carne, che può aiutare gli amanti della bistecca ad avvicinarsi a un’alimentazione vegetale. Una scelta di vita che non comporta necessariamente anche un cambiamento di gusto: esistono vegani che amano il sapore del wurstel, e se possono ritrovarlo, perché non approfittarne?
Anche i cocchieri hanno «perso» il lavoro quando le automobili hanno sostituito le carrozze, proprio come è accaduto per qualsiasi passaggio chiave dell’evoluzione umana. Di mestieri, però, ne sono nati altri, e così sta avvenendo anche nel mondo vegetale, con la creazione di aziende, attività, ristoranti nuovi, per non parlare della ricerca.
La citazione preferita da qualsiasi onnivoro risale al 2017 e si trova su The Vision: «Perché non c’è nulla di etico nella vita di un vegano» titolava il giornale. Mangiare vegano è per ricchi, per privilegiati, è insostenibile per l’agricoltura. Fermo restando che gli allevamenti intensivi rappresentano una delle principali forme di inquinamento (e che la maggior parte della soia coltivata in maniera intensiva è destinata proprio all’alimentazione del bestiame e non ai vegani), il mondo non diventerà 100% vegano nel giro di una notte. Il cambiamento sarà graduale, le risorse dovranno essere necessariamente ripensate, la ricerca nel frattempo sta facendo passi da giganti (basti pensare alla carne coltivata) ed è stato già ampliamente dimostrato che il consumo di carne va in ogni caso ridotto (in favore di una maggiore qualità e una selezione più consapevole).
Fagioli, riso, carote, zucchine, lenticchie, farro, pomodoro, olio extravergine d’oliva… sono alimenti alla base della dieta mediterranea, non solo di quella vegana. Semmai, dall’alimentazione vegetale si taglia via qualcosa, carne o pesce, ben più costosi delle verdure. E per quanto riguarda le alternative vegane come cotolette, burger o altri piatti pronti, sicuramente il costo è maggiore, ma proprio come lo è nel caso di prodotti confezionati a base di carne. Stiamo parlando, però, di cibi «extra», alimenti da consumare di tanto in tanto: delle eccezioni, non la regola.
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