«Mamma, fermiamoci qui. Mi piace tanto». Comincia così la storia di Lucy Karasova-Chernyak e le sue figlie. Un piccolo bagaglio, in tasca pochi soldi e poi l’approdo a Cagliari, dove finalmente trova una nuova casa, dove fermarsi per fuggire alla guerra, dare un futuro migliore alle sue ragazze (20 e 9 nove anni, la primogenita – 25 – vive a Kiev con il compagno) e proseguire la sua grande passione, il caffè. Quello specialty, artigianale, da proporre in un locale accogliente dove chiunque possa sentirsi al sicuro. Un po’ come la Sardegna ha fatto per lei, «questa terra mi ha accolta in un modo unico».
La sua vera casa è Kremen?uk, Ucraina, che nel 2022 ha lasciato per una vacanza a Cracovia con le figlie, coincisa però con l’inizio della guerra: un viaggio che dopo un lungo e tortuoso percorso l’ha portata ad aprire il suo Eva Coffee & Wine nel cuore di Cagliari.
Col caffè Lucy aveva cominciato a lavorare già nel 2013 nella sua città. Prima una caffetteria di 10 metri quadri, poi una di 20 e infine un locale di 40 metri quadri, tutto dedicato all’oro nero. Attività che resistono ancora, «non potrei mai lasciarle, c’è tutta la mia squadra lì» e che dal settembre 2023 possono contare anche su una cugina italiana. Sarda, per la precisione, ma prima di arrivare qui Lucy è passata per Roma. Doveva essere una vacanza come le altre, quella a Cracovia, ma poi tre giorni dopo è scoppiata la guerra: «Abbiamo girato circa 10 b&b, siamo rimaste un mese, continuavo a sperare che finisse tutto al più presto…». Ma l’incubo, purtroppo, dura ancora oggi.
Si è spostata nella Capitale per un po’, dove le figlie avevano cominciato ad ambientarsi: «Mamma, fermiamoci qui» le aveva chiesto la piccolina. Ma spesso la vita ha in serbo altri programmi, percorsi apparentemente più difficili ma che portano alla giusta destinazione. Cagliari, la città che ha stregato mamma e figlie: «La Sardegna è una terra piena di energie… ormai quando viaggio, dopo pochi giorni, inizio a sentire la nostalgia di questa città». È riservata, Lucy, al punto da non aver mai concesso alcuna intervista nel suo paese, un po’ per timidezza, un po’ perché crede fermamente nel passaparola, «la migliore pubblicità possibile». Poi, però, quando inizia a raccontarsi, dalle sue parole emerge un animo risoluto unito a una sensibilità rara, che insieme alla sua indole da esteta le hanno permesso di aprire un locale dove non ci si stanca mai di tornare.
Dopo aver sistemato i documenti, aver trovato una casa in affitto e una scuola per la figlia minore, Lucy era pronta a tornare in pista, ovvero dietro il bancone, suo habitat naturale. Un locale di 25 metri quadri, dove fermarsi a bere un buon filtro, ma soprattutto a chiacchierare: «La convivialità per me è tutto. La caffetteria è prima di tutto un punto di ritrovo, dove le persone possono connettersi». E in questa insegna di via Garibaldi lo fanno tra fiori freschi, grandi cuscini – «inizialmente non avevo ancora messo le sedie, ma ai clienti i pouf piacevano, li trovavano confortevoli» – quadri di artisti ucraini «che spero di poter presto ospitare in una piccola galleria che mi piacerebbe abbinare al bar», tazze fumanti, musica e dolci buoni… insomma, un posto dove si sta bene.
I clienti hanno accolto con entusiasmo la novità, «dopo 4/5 mesi ci conoscevano già tutti, ma ancora la strada da fare è tanta», considerando soprattutto che il pubblico locale è abituato a un tipo di bar più tradizionale (ma di certo a Lucy perseveranza e pazienza non mancano). L’offerta è contenuta ma ben studiata: ci sono i chicchi tostati da Caffè dell’Arte Specialty Coffee, «a cui talvolta affianchiamo anche altre referenze per il filtro», bevande vegetali di ogni tipo per preparare cappuccini ad hoc, dolci e poi anche tanti vini, «una carta incentrata su etichette locali, con qualche bottiglia francese e tedesca».
Niente cucina, «abbiamo poco spazio, e soprattutto è il caffè il nostro focus. Il bar all’italiana è un concetto più completo che comprende tanti elementi, a noi piace dedicarci soprattutto alle bevande». E con noi Lucy intende lei e la sua squadra composta da altri baristi ucraini, oltre alla figlia maggiore, «attualmente lavora in una pizzeria, ma presto si unirà al team».
Intanto, i tre locali Eva in Ucraina continuano a lavorare, «seguo a distanza, mi fido ciecamente dei ragazzi». Nel suo paese quello degli specialty è un concetto ormai diffuso, «abbiamo iniziato a proporli nel 2015, ma da dieci anni ormai quasi tutte le caffetterie lavorano con chicchi di un certo tipo; è la normalità». Lucy frequenta di buon grado i principali festival di settore, per rimanere sempre aggiornata sul prodotto che tempo fa l’ha fatta innamorare. Un po’ come la Sardegna, «una regione viva, che pulsa. Secondo me o la ami o la odi». A colpirla è stata anche la cucina tradizionale… piatto preferito? «Tutti i frutti di mare, poi adoro che ci sia sempre tanta frutta fresca a fine pasto».
Quel viaggio a Cracovia, di certo, non doveva andare così. Il pensiero del proprio paese sotto bombardamenti è una preoccupazione costante, parlare di lieto fine sarebbe inappropriato e fin troppo ingenuo. Ma attorno al dolore si può costruire. Senza cancellarlo, facendogli spazio, circondandosi di sincera bellezza. Senza dimenticare, ma imparando ad amare di nuovo: «Il mio cuore, ora, appartiene qui». E da qui ha ricominciato, da qui proseguirà. Sempre nel segno del buon caffè.
Eva Cofeee & Wine – Cagliari – Via Giuseppe Garibaldi, 16 – instagram.com/evacoffeewine_sardegna/?igshid=OGQ5ZDc2ODk2ZA%3D%3D
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